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Siracusa, Gennuso fa ricorso contro il patteggiamento, ma per la Cassazione è irricevibile

L'avvocato Carlo Taormina però non ci sta e annuncia di voler presentare ricorso straordinario ex articolo 625 bis (per errore materiale o di fatto) per non aver ricevuto la notifica dell'udienza

La Corte di Cassazione ha dichiarato irricevibile il ricorso contro il patteggiamento del parlamentare regionale Pippo Gennuso, che aveva patteggiato a Roma la condanna a un anno e due mesi per traffico di influenze (reato derubricato da corruzione in atti giudiziari) nell’ambito di uno dei filoni del sistema Siracusa.

Per i giudici mancano i presupposti per accogliere l’istanza presentata dal parlamentare (Gennuso ha sempre negato che quei soldi sarebbero serviti per pagare il giudice ma sarebbero stati messi a disposizione dell’avvocato Giuseppe Calafiore per attività di lobbying), quindi la pena patteggiata è confermata.

L’avvocato Carlo Taormina però non ci sta e annuncia di voler presentare ricorso straordinario ex articolo 625 bis (per errore materiale o di fatto) per non aver ricevuto la notifica dell’udienza. Il rischio per Gennuso, al momento, è di decadere dal ruolo di deputato all’Ars anche se il legale lo ritiene “improbabile” e “impugnabile“. Sia perché dovrebbe essere il prefetto a indicare il provvedimento all’Assemblea regionale (e ad oggi è, come detto, oggetto di ricorso straordinario) sia perché secondo l’avvocato Taormina il reato riconosciuto non rientrerebbe nella fattispecie della legge Severino. E quindi non sarebbe passibile di decadenza.

Oltre a Gennuso avevano patteggiato anche l’ex presidente del Consiglio di giustizia amministrativa siciliana, Raffaele Maria De Lipsis e l’ex magistrato della Corte dei Conti Luigi Pietro Maria Caruso che hanno avuto 2 anni e mezzo. La Procura contestava a entrambi l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Nei confronti di un altro magistrato, Nicola Russo, ha chiesto il rito ordinario e il processo è ancora nelle fasi iniziali.

“Deve essere ribadito che la qualificazione giuridica ritenuta in sentenza, che corrisponda – scrivono i giudici – a quella oggetto del libero accordo tra le parti, può essere messa in discussione con il ricorso  per cassazione solo quando risulti, con indiscussa immediatezza, palesemente eccentrica rispetto al contenuto del capo di imputazione”.


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