Riceviamo e pubblichiamo un comunicato inviatoci da Fabio Morreale, in merito alla riserva naturale del fiume Ciane:
“Tra le riserve naturali siracusane, quella del fiume Ciane è la più abbandonata, la peggio gestita, la più impraticabile. Da qualunque ingresso si voglia raggiungere, cè sempre un problema di percorribilità del
sentiero. Attualmente si può risalire metà fiume in barca e visitare a piedi la fonte. Nientaltro. Paradossalmente, quando l’area non era protetta, la percorribilità era maggiore perchè il Consorzio Lisimelie faceva manutenzionare costantemente i due sentieri lungo le rive (adesso quello sinistro è allagato e occluso dalla vegetazione) e lalveo fluviale.
Qualunque giustificazione diano i responsabili della riserva (assessore provinciale, direttore e impiegati), la verità è una sola: la Provincia regionale di Siracusa non è in grado di gestire riserve naturali. Se nellarco di 24 anni il sito, in termini di conservazione, valorizzazione e fruizione, ha fatto passi indietro come il gambero, significa che la scelta dellente provincia è stata sbagliata. Tanto per dare la misura delle attuali condizioni ecologiche, il granchio di fiume, indicatore di acque ossigenate e trasparenti, si incontra solo alla fonte principale, prima che le acque diventino cianotiche per i pesticidi e i diserbanti che scivolano dai campi vicini.
Originariamente era diffuso lungo tutta lasta fluviale. Negli ultimi 15 anni, nel corso di incontri, tavoli tecnici, segnalazioni ed altro, abbiamo illustrato ai responsabili della riserva le criticità e le possibili soluzioni a breve, medio e lungo termine. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non hanno dato seguito a nessuna delle soluzioni proposte, neanche a quelle a breve termine e a costo zero.
Gli argomenti delle nostre osservazioni sono molteplici, alcuni ben noti: randagismo e pascolo in zona A, introduzione di cani e di altri animali domestici, eccessiva presenza di specie vegetali alloctone, lotta agli
incendi inefficace (per non dire inesistente), ridottissima estensione della foresta ripale e della zona A lungo lasta fluviale, prelievi abusivi di acqua, rifiuti abbandonati alle saline e alla Plaja, discariche abusive presso il Tempio di Giove, canale fognario al confine settentrionale, navigazione abusiva, assenza di papiro e acque insalinate nella metà inferiore del fiume, sentieri rapidamente occlusi dalla vegetazione più di quanto vengano decespugliati, pesca e uccellagione, presenza di un ristorante, di una pompa di benzina e di un circolo nautico in zona di riserva integrale, muretti costieri della salina erosi, bruciatura delle potature in zona A, edifici della ex stazione di sollevamento abbandonati, capanni di osservazione non schermati e privi di feritoie basse per disabili e bambini, edifici della salina parzialmente restaurati ma riconsegnati allincuria e ai vandali, mancata rinaturalizzazione del fiume nel punto occupato dallinvaso della ex stazione di pompaggio, alveo fluviale occluso nei primi due chilometri. Lelenco è lunghissimo e scoraggiante.
Al Ciane infatti succede tutto e il contrario di tutto. Ad esempio, succede che natanti abusivi risalgano regolarmente il fiume sotto gli occhi della polizia provinciale e che questa, inspiegabilmente, non intervenga. O che dai rami degli alberi delle rive pendano ami per catturare uccelli. Giorni fa, per riaccendere lattenzione sulle questioni sollevate, abbiamo appeso agli alberi, alle canoe e ad una ringhiera del Ciane alcune locandine di frasi denuncia. Era la mattina di sabato 26 maggio e in quella occasione si svolgeva la manifestazione La città si fa a scuola, organizzata dallo Studio legale Giuliano in collaborazione con Natura Sicula. Alla manifestazione erano presenti numerosi studenti, docenti, ambientalisti, singoli cittadini ma anche i responsabili della riserva i quali hanno provveduto a rimuovere le locandine dagli alberi con una tempestività inversamente proporzionale a quella con cui affrontano i problemi della riserva. In questo preciso momento, rispetto al passato, cè un elemento di novità che potrebbe aprire uno spiraglio.
Tre mesi fa è stato nominato il nuovo direttore, lagronomo Giuseppe Mammino. Prima di lui ricopriva abusivamente lo stesso ruolo lavolese Corrado Campisi, assurto agli onori della cronaca
per lamicizia con il compaesano Nicola Bono, collega di partito e Presidente della Provincia, e per il fatto che con le auto della riserva veniva notato ad Avola, anche in ore dufficio, accompagnare i figli a
scuola e poi riprenderli, oppure sostare davanti a bar e negozi di amici (denuncia anonima del 3 dicembre 2010 presentata alla Procura, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza di Siracusa).
Essendo Mammino lunico elemento di novità in questa situazione impaludata da decenni, le sorti della riserva sono nelle sue mani. Se con egli è iniziato un nuovo corso, se ha lumiltà di ammettere che cè molto da fare e soprattutto se farà bene e con professionalità quello per cui è stipendiato, lo vedremo nei prossimi giorni. Naturalmente cè da augurarselo, nel bene suo, della riserva e della collettività. Se invece tutto rimarrà come prima, cercheremo noi di aprire uno spiraglio, facendo sistema con le altre associazioni e con la società civile per mettere in discussione lopportunità di continuare a far gestire
la riserva a un ente incapace e sordo.“