Più guariti che nuovi positivi al covid in Sicilia, scendono i contagi in provincia di Siracusa

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Siracusa, gli infermieri contro la gestione dell’emergenza covid: “inadeguata”. Madeddu: “il vertice aziendale va elogiato”

L’ Ordine provinciale degli infermieri interviene a gamba tesa sull'Asp criticando la gestione del sistema sanitario provinciale in questo momento di emergenza, il presidente dei Medici invece punta su "altri livelli di responsabilità"

“L’inadeguatezza nel gestire l’emergenza Covid 19, il ritardo nella tempestività delle comunicazioni con gli utenti, la difficoltà a processare velocemente un numero più elevato di tamponi sono criticità assolutamente prevedibili non più giustificabili dal fatto che questo fenomeno ci sta prendendo di sorpresa, evidenziando piuttosto gravi omissioni e superficialità da parte degli organi territoriali ed ospedalieri deputati all’attuazione di strategie a tutela della salute pubblica”. L’ Ordine provinciale degli infermieri interviene a gamba tesa sull’Asp criticando la gestione del sistema sanitario provinciale in questo momento di emergenza.

Critiche, nero su bianco, erano state evidenziate anche dall’Ordine dei Medici sulle difficoltà delle Usca. Due i punti in evidenza: il primo riguarda l’accavallamento dei compiti tra Usca e Dipartimento di Prevenzione e il secondo sul numero di Usca assegnate ai distretti. Sei pagine, a firma del presidente Anselmo Madeddu, dove vengono snocciolate tutte le criticità vissute dai medici non ospedalieri che si occupano dell’emergenza Covid. Che però tiene a precisare di non voler affatto bacchettare il manager Asp8, Salvatore Lucio Ficarra, ma con una nota interna aveva evidenziato “altri livelli di responsabilità non imputabili certamente al vertice Aziendale, che anzi sta profondendo tutte le sue energie per recuperare le risorse necessarie per fronteggiare questo delicato momento, ivi comprese le Usca, che il management della Asp ha già disposto di aumentare di altre 4 unità“. Il presidente dell’Ordine dei medici intende dare quindi pieno sostegno ai Medici di famiglia pediatri in questo momento di grande disagio che si sta attraversando, e chiarisce come sia necessario concentrare gli sforzi sull’assistenza domiciliare per consentire ai medici di base di far bene il proprio lavoro e agli ospedali di decongestionare i propri reparti. “Nessuna polemica col vertice Aziendale – chiosa – che anzi va elogiato per quello che sta facendo”.

Non va elogiato, invece, per l’Ordine degli infermieri che chiede tra le altre cose l’immediato adeguamento delle dotazioni organiche con incremento del personale e assistenza domiciliare, l’adozione delle misure di sicurezza per la tutela della salute dei dipendenti (test sierologici e tamponi) e della qualità delle prestazioni assistenziali standard richiesti, con un rapporto tra infermieri e pazienti nei reparti Covid, non intensivi, 1 a 5. Lo stesso rapporto, 1 a 5, per gli operatori di supporto (OSS).

Ad oggi il Dipartimento di Prevenzione Medico non ritiene necessario né uno screening dei soggetti conviventi di un paziente positivo al Covid19, né dei contatti stretti di esso e dei familiari, riducendo la definizione di “contatti stretti” definita dal Ministero della Salute ai soli conviventi nella stessa abitazione. “I soggetti conviventi asintomatici – si legge nella nota dell’Opi Siracusa – vengono isolati senza indagare sulla loro reale negatività. Si è verificato in diversi casi la grave omissione del tracciamento di contatti stretti (colleghi di lavoro, parenti che frequentano abitualmente il domicilio) anche laddove venivano esplicitamente comunicati dall’utente già risultato positivo con test diagnostico di tampone molecolare. Il Dipartimento di Prevenzione non ritiene necessario il tracciamento di bambini di età scolare (scuola materna e asili nido) sostenendo che la lieve sintomatologia o la totale asintomaticità dei bambini di quella fascia di età, non costituisce motivo di preoccupazione per la loro condizione. Non vengono effettuati tamponi a bambini che frequentano asili nido o scuole materne anche in caso di conclamata positività di uno dei genitori. Questo atteggiamento denota assoluta inadeguatezza a svolgere il ruolo intrinseco di un Dipartimento deputato alla prevenzione e, soprattutto, rischia di permettere che soggetti potenzialmente contagiati e asintomatici generino veri e propri focolai di contagio (si pensi ad una classe di scuola materna). Si ritiene necessario effettuare screening di adulti e bambini (senza distinzione di età) nei posti a maggior rischio di contagio: scuole materne/asili nido, uffici pubblici, centri commerciali, supermercati, giacché si sta già procedendo ad uno screening settimanale di studenti e docenti degli istituti superiori attualmente impegnati nella didattica a distanza già da fine ottobre. È ormai un dato scientifico noto a tutti che attuare strategie per ridurre il rischio di contagio e tracciare eventuali contagi qualora questo rischio non si riesca ad evitare, sono due misure essenziali per contenere l’epidemia”.

Nonostante si sia parlato in questi mesi dell’incremento del numero di posti letto di terapia intensiva destinati ai pazienti Covid della provincia, a distanza di quasi 9 mesi dall’inizio dell’emergenza, l’Ordine delle professioni infermieristiche afferma che i posti attualmente attivi restano solo 8 su tutto il territorio provinciale e a oggi quasi totalmente occupati. “È necessario sfruttare i periodi di calma della pandemia – concludono – per prepararsi al meglio in termini anche di risorse umane. Un posto letto di terapia intensiva non si forma solo con un ventilatore, un aspiratore, un monitor multi parametrico. Un posto letto di terapia intensiva (o semi intensiva) ha necessariamente bisogno di un Infermiere esperto o comunque di un infermiere che ha almeno qualche mese di training alle spalle. Non si può pensare di inserire “dal nulla” Infermieri in un setting complicato che necessita di un mix di competenze per le quali occorrono anni di studio ed esperienza”.

Intanto giunge una segnalazione firmata da Fabio Bruno che sottolinea come molte persone che hanno ricevuto l’email dall’Asp Siracusa per sottoporsi al tampone all’ex Onp ha trovato i cancelli chiusi senza alcun avviso o cartello scritto e senza aver ricevuto nessuna email o segnalazione in merito. Qualcuno avrebbe provato a chiamare i vigili urbani o i numeri del servizio Asp indicati sul sito oltre a scrivere una email ma nessuna risposta sarebbe stata ricevuta. “Non capisco come questo fatto grave sia potuto succedere – dice – nonostante tutta la tecnologia a disposizione, si poteva scrivere un cartello o inviare una email informativa di avviso agli utenti interessati, in merito al rinvio del test per altre cause a loro non riconducibili (come il maltempo che credo abbia influito anche su questa situazione). Per evitare ulteriori disagi a tutti gli utenti coinvolti in successivi eventi simili che rappresentano una vera e propria disorganizzazione dell’ente invito l’ASP di Siracusa ad intervenire immediatamente su quanto accaduto affinché tale situazione non si ripresenti”.


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