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Siracusa, i sei ex Pirelli chiedono di tornare a lavorare

Il legale dei sei lavoratori si rivolge al Comune di Siracusa e alla nuova proprietà del centro commerciale

Precari da una vita, i lavoratori ex Sotis vogliono tornare a lavorare e a essere assunti. In sei hanno deciso di mettere in mora il nuovo gestore del centro commerciale di contrada Pantanelli chiedendo di essere nuovamente assunti o, in caso contrario, attraverso una nota formale a firma dell’avvocato Marzio Salvi, intimano al Comune una stabilizzazione da parte dell’ente. Una storia lunga e travagliata quella dei sei, profondamente legata allo stabilimento ex Pirelli.

Dopo una serie di accordi raggiunti prima nel 1996, poi nel 2006 i lavoratori transitarono al Comune di Siracusa con lo status giuridico di “lavoratore socialmente utile”. Successivamente, il Comune legò indissolubilmente i lavoratori al sito in cui insisteva lo stabilimento Sotis Cavi, autorizzando il mutamento di destinazione d’uso dell’area, a patto che fosse risolto il problema occupazionale e che questi fossero stabilizzati alle dipendenze di chiunque avesse avuto in uso il sito, riconvertito in centro commerciale.

Nell’arco degli anni la struttura ha subìto più cambi di proprietà, fino all’ultimo avvenuto circa un anno fa e che ha dato vita a una nuova vertenza sindacale tutta concentrata sui lavoratori dell’ipermercato. Compresi i sei ex Sotis. Il legale chiede alla società proprietaria dell’immobile (che lo acquistò dietro rassicurazioni che lo stesso fosse libero di dipendenti, in realtà in Cig) di assumere nuovamente i sei in virtù degli accordi stipulati negli anni passati dalle società precedenti, garantendo loro il V livello e intimando al contempo a Palazzo Vermexio di sospendere la licenza commerciale fino ad avvenuta stabilizzazione.

Con espresso avviso che, in difetto – conclude il legale – il Comune di Siracusa sarà ritenuto responsabile di ogni pregiudizio subito dei lavoratori e dovrà farsi carico di stabilizzare gli stessi presso il proprio Ente, quali lavoratori cui era già stato riconosciuto lo status di “lavoratori socialmente utili”.


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