Nove estorsioni accertate senza denunce da parte delle vittime, tranne in un caso. Questo il dettaglio emerso dall’operazione “Borgata” condotta dalla Polizia di Stato, e portata a termine questa mattina con l’esecuzione degli ordini di custodia cautelare, emessi dal Gip del Tribunale di Catania (Leggi Qui).
Un ruolo chiave all’interno del clan, era quello di Rita Attardo, madre di Massimo e Giuseppe Guarino, quest’ultimo già detenuto e non raggiunto dall’ordine cautelare, che faceva da tramite fra il figlio in carcere, che aveva assunto la reggenza del clan dopo il pentimento del vecchio leader Giuseppe Curcio, e gli affiliati a cui tramite dei “pizzini” impartiva gli ordini sulla gestione degli affari.
Il gruppo criminale era nato come costola del clan Bottario-Attanasio, con l’autorizzazione a operare nella zona della Borgata. Dopo una crisi interna e il successivo scioglimento, il gruppo si era ricostituito per volere di Curcio che ne aveva riassunto il comando e che, come poi avrebbe fatto il suo successore, comunicava dal carcere ai suoi collaboratori grazie ad alcuni familiari. Quando poi, nel 2009, Curcio è diventato collaboratore di giustizia, ha permesso di dare importanti riscontri alle indagini che la Squadra Mobile della questura aretusea stava già conducendo.
Le richieste estorsive, almeno 9 quelle accertate fino a questo momento fra il 2009 e il 2010, erano rivolte tutte ai commercianti della zona della Borgata. In generale venivano poste direttamente dai vari affiliati, in base a rapporti di “amicizia” con le vittime. Solo in un caso è stato trovato un bigliettino con la richiesta di soldi.
La somme da pagare si aggiravano sui 300 euro mensili, che il clan utilizzava oltre che per pagare gli “stipendi” agli affiliati in libertà e ai familiari di quelli detenuti, venivano reinvestiti per l’acquisto di stupefacenti da spacciare poi nel quartiere.
Durante l’attività investigativa sono state anche sequestrate delle armi su cui la Questura sta compiendo ulteriori verifiche per chiarire se siano state usate e a quale scopo.
Roberta Mammino
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