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Siracusa, Ias. Cafeo striglia la politica e pungola Bandiera, Cannata e Prestigiacomo |Replicano Prestigiacomo e Cannata

"A questo punto auspico che sia direttamente il presidente Musumeci a prendere in mano la questione e fare finalmente chiarezza"

“L’atteggiamento del Governo Regionale che da un lato recepisce il mio emendamento alla Finanziaria sulla gestione degli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione e poi non lo applica dimostra una schizofrenia francamente inaccettabile. Non è inoltre più giustificabile il silenzio dell’assessore siracusano in Giunta, Edy Bandiera, della deputata di maggioranza, Rossana Cannata e della parlamentare Stefania Prestigiacomo: è impensabile che i rappresentanti politici del territorio si tirino fuori da una vicenda che lo coinvolge sotto molteplici punti di vista, lasciando al deputato di opposizione l’incombenza di rappresentare le esigenze di cittadini e imprese, onere dal quale certamente non mi sottraggo“. A parlare è il parlamentare regionale Giovanni Cafeo, a margine della conferenza stampa indetta questa mattina nella sede della segreteria politica di Siracusa sulle vicende riguardanti Ias e l’impianto di depurazione di Priolo Gargallo.

Con l’ultima proroga al 15 aprile concessa dalla Procura per aderire alle prescrizioni imposte dal sequestro dell’impianto, la magistratura ha dimostrato maggiore sensibilità sul tema rispetto alla politica, che dopo la scadenza trentennale della convenzione ha iniziato una diatriba con la componente privata della società che gestisce Ias. Nel frattempo, infatti, gli industriali hanno coperto le mancanze della parte pubblica (Irsap su tutti) che prima di subire il sequestro preventivo dal Palazzo di Giustizia ha più volte sollevato l’ipotesi di bandire una gara, fino a che non l’ha pubblicata davvero, pur senza le prescrizioni imposte dai magistrati.

Servono 12 milioni di euro per Ias e il sindaco di Priolo Pippo Gianni si è detto pronto a mettere a disposizione la somma necessaria per salvare l’impianto consortile di depurazione sfruttando l’avanzo di amministrazione che al momento è pari a 32 milioni di euro. Ma questa ipotesi a Cafeo non piace: “l’impianto non può essere gestito da una singola amministrazione comunale, il sindaco Gianni esprima la posizione del Comune considerando l’equilibrio complessivo tra pubblico e privato“, considerando che il 70% dei reflui depurati proviene dalle industrie e solo il 30% urbani e che i privati non nutrono oggi particolare fiducia nella politica e nelle istituzioni.

Intanto un emendamento alla finanziaria regionale, proposto proprio da Giovanni Cafeo, era stato recepito per intero dal Governo, su richiesta proprio dell’assessore Girolamo Turano: con questo provvedimento, in una fase di transizione fino al definitivo subentro dei competenti gestori unici e fatto salvo l’ammortamento degli investimenti, si poteva evitare proprio la gara indetta per la gestione degli impianti, il cui bando oltre a non garantire per intero i lavoratori (a rischio licenziamento) annullerebbe i benefit per il territorio, visto che i cittadini di Priolo Gargallo e Melilli attualmente non pagano il canone per la depurazione.

“Il Governo regionale ha l’opportunità di intervenire chiaramente e spiegare all’opinione pubblica non soltanto le intenzioni su Ias, il fegato della zona industriale, ma in generale la sua idea di politiche industriali – continua ancora Cafeo – se cioè abbiamo a che fare con una gestione superficiale, arrogante e inconcludente, come traspare dalle dichiarazioni dell’assessore Turano rivolte ai rappresentanti di Confindustria, oppure se ci si rende conto dell’importanza di un settore che, volente o nolente, impiega con l’indotto circa 20 mila persone. Se è chiaro che non possono essere ricondotte colpe dirette sulla vicenda Ias all’attuale Governo in carica, quanto meno fino al giorno dell’approvazione della Finanziaria e cioè lo scorso 25 febbraio, da quel momento in poi nessuno può più sottrarsi alle sue responsabilità e il Governo deve decidersi se continuare a fare la guerra contro i mulini a vento, individuando nell’industria siciliana il nemico da combattere, oppure assumersi l’onere di decisioni certamente non facili ma necessarie per lo sviluppo del territorio e la salvaguardia dei posti di lavoro. A questo punto auspico che sia direttamente il presidente Musumeci a prendere in mano la questione e fare finalmente chiarezza”.

Anche perché la gara scade il 3 aprile, nel frattempo investitori stranieri si stanno interessando alla gestione, gli industriali spingono per far ritirare quel bando che fa gola ma che comunque è soggetto a ricorsi che potrebbero allungare i tempi per sistemare l’impianto e renderlo adeguato. Insomma, Cafeo pur distinguendo le responsabilità dei governi precedenti anche del proprio stesso colore politico dalla governance, chiede al presidente Musumeci di dire come vuole affrontare la questione: “questi atteggiamenti da parte della classe dirigente siciliana – conclude – non possono che aggravare la già precaria fama di territorio scarsamente attrattivo di investimenti che ci trasciniamo ormai da decenni, contribuendo a far compiere alla Sicilia il passo in più che la farebbe cadere definitivamente nel baratro”.


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