Siracusa, il Consiglio comunale ha sbagliato a contarsi e va a casa, ma non tutti sono scontenti

Ha ragione il consigliere Gaetano Favara: il Consiglio comunale quest'anno è stato un ring, poco edificante, e fino a qualche giorno prima si è cercato di salvare il salvabile. La città però aveva bisogno dell'assise

Il Consiglio comunale ha sbagliato a contarsi. Questo ormai è assodato. Checché ne dica il consigliere Ezechia Paolo Reale, l’errore è consistito nel mancato conteggio per far cadere il numero legale. Ha ragione però l’avvocato. Tutti e 32 erano consapevoli dello scioglimento in caso di eventuale voto negativo del consuntivo, anche perché alla fine di ottobre Reale aveva scritto al commissario e al segretario generale chiedendo chiarimenti sulla legge ricevendo in risposta che, in caso non fosse stato votato il bilancio, sarebbe decaduto esclusivamente il Consiglio comunale.

Consapevoli delle conseguenze, ma alcuni incapaci a contare. Non tutti, certo, ma molti. Anche se la strenua difesa della propria finta posizione di quei molti nella penultima seduta cercava di dimostrare tutt’altro. La prova provata, se vogliamo chiamarla così, sta nella delibera del commissario ad acta in cui approva il rendiconto di gestione. Quando nero su bianco il segretario generale trasmette al commissario ad acta il parere già fornito alla presidente del Consiglio comunale “in riscontro – si legge – alle numerose richieste avanzate dai consiglieri comunali”. In tanti ci hanno provato, insomma. Ma è andata male. Non si può votare un provvedimento su cui ci si è già espressi a meno di elementi nuovi. E non potevano essere inseriti i bilanci delle partecipate.

L’opposizione, attenzione, voleva votare no al bilancio. E lo ha fatto secondo coscienza, contestando il rendiconto. E anche la maggioranza ha deciso scientemente di dire sì. Nessuno mette in discussione queste scelte. Ma il risultato finale doveva vedere i no in maggioranza per dare un segnale al sindaco, salvo poi far cadere il numero legale di un consigliere. Sedici presenti, non 17. E i leader dei partiti, appresa la notizia della votazione, sono letteralmente saltati dalla sedia. Poi si è parlato di spettacolo da bagaglino e anche questo non è edificante, non è stato edificante per il sindaco Francesco Italia che evidentemente ha tirato più di un sospiro di sollievo dopo aver iniziato con la minoranza in Consiglio. Adesso il primo cittadino ha aperto all’opposizione (in parte, Forza Italia e Movimento 5 Stelle) per un posto in Giunta e per cercare di resistere 3 anni quasi senza opposizione.

Tolti i Vinciulliani e Reale che continuano a chiedere le dimissioni del sindaco – che non si dimetterà e non lo farebbero neanche gli oppositori (ma non c’è una controprova) su un rendiconto che non passa 2 mesi dopo il via libera al preventivo – l’ultimo ostacolo potrebbe essere il ricorso al Tar. Se dovesse dar ragione a Italia, il resto della sindacatura potrebbe essere quasi in discesa. E anche il Tribunale amministrativo etneo potrebbe essere l’ultimo appiglio per Reale, che non è mai sembrato a proprio agio come capo dell’opposizione in Consiglio comunale. Auspicava, a ragione, di più.

Così il baluardo all’opposizione potrebbe essere soltanto quella Siracusa (un po’ meno) protagonista con Vinciullo. L’opposizione – alcuni almeno – ha quindi votato scientemente di no. La maggioranza si è confusa e ha forse tirato troppo la corda. Ha ragione il consigliere Gaetano Favara: il Consiglio comunale quest’anno è stato un ring, poco edificante, e fino a qualche giorno prima si è cercato di salvare il salvabile. La città però aveva bisogno dell’assise. Ma forse – forse – tra i meno scontenti c’è anche Michele Mangiafico che, sì, è rappresentato in Giunta, ma sta già pensando al dopo.

“Il primo cittadino – dice oggi Mangiafico – è chiamato da subito a recuperare un’interlocuzione costante con i partiti e movimenti civici, con la rete di associazioni, con le organizzazioni di categoria, senza escludere la possibilità e la capacità di un tavolo settimanale di confronto capace di fungere da cinghia di trasmissione. Sarà necessario moltiplicare le occasioni di ascolto, anche in ragione delle oggettive difficoltà finanziarie dell’ente e, quindi, della consapevolezza di quanto sarà difficile rispondere a bisogni e problemi che la città soffre e manifesta. Che sia questo il punto di partenza per un’azione politica silenziosa ma operosa e condivisa, da contrapporre ad una politica urlata e aggressiva”. Che lo vorrebbe cavalcare da protagonista, perché tra 1 o 2 o 3 anni le porte della sala Verde dovrebbero riaprirsi e, chissà…


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