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Siracusa, il Coronavirus e le fake news che corrono su whatsapp (e sui gruppi delle mamme)

Quale miglior mezzo per inviare la notizia e farla circolare in maniera incontrollata se non whatsapp, ancor di più nei gruppi mamme

Nell’epoca delle fake news whatsapp è uno dei luoghi più “pericolosi” per la diffusione, ingiustificata, di panico e allarme. Quando poi i messaggi raggiungono i “gruppi delle mamme” i danni possono essere enormi.

Da qualche ora gira fra le chat un messaggio che “invita” a non entrare nei panifici perché un panettiere sarebbe ricoverato all’Umberto I affetto da Coronavirus. La notizia, che sarebbe stata diffusa da un’infermiera e della quale sarebbero a conoscenza solo i Carabinieri, ovviamente, è falsa ma ha già gettato nel panico decine di mamme che hanno intasato le chat.

L’Organizzazione mondiale della sanità sta collaborando con tutte le società di social media come Google, Facebook, Telegram cercando di combattere notizie incontrollate e “falsi miti” e per garantire che le informazioni corrette e ufficiali siano facilmente individuabili e soprattutto ben visibili prima di tutte le altre. La raccomandazione dell’Oms è anche rivolta a tutti gli utilizzatori dei social media: ognuno di noi ha il dovere di condividere coscientemente, con attenzione ed evitando di alimentare notizie false o anche solo dubbie.

Abbondano, soprattutto in rete, teorie della cospirazione e fantasiose rivendicazioni di una presunta guerra biologica. Le false teorie circolano rapidamente online in tutti i paesi del mondo e in quasi tutte le lingue più diffuse contribuendo così alla loro ancora più rapida propagazione. Adesso, la seconda fase: il Coronavirus è arrivato e viene nascosto per chissà quale motivo.

E quale miglior mezzo per inviare la notizia e farla circolare in maniera incontrollata se non whatsapp, ancor di più nei gruppi mamme: ed ecco il messaggio vocale tra i siracusani secondo il quale ci sarebbero 2 casi accertati di Coronavirus all’Umberto I, di cui sarebbero a conoscenza solo medici e Carabinieri. Che vorrebbero tenere tutto nascosto. Per di più, un militare avrebbe confidato l’accaduto a una donna in ospedale, che avrebbe registrato un messaggio vocale per informare gli altri.

E non è finita qui: uno dei presunti malati sarebbe un panificatore, quindi la “buona samaritana” invita a non comprare più il pane a Siracusa. Insomma, questa è la prima epidemia social: sul web ci districhiamo tra frasi a effetto e notizie false o vere a metà, che intendono gettare ombre laddove si cela paura. Le notizie rimbalzano come palline impazzite. E colpiscono anche i forni e il pane.


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