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In Sicilia 1.726 attuali positivi e 95 guariti

Siracusa, il Coronavirus “stravolge” la messa: niente acqua benedetta e scambio della pace

Tra i suggerimenti c'è quello di procedere alla distribuzione della Comunione sotto la sola specie del pane, oltre ad evitare di porre acqua benedetta nelle acquasantiere e lo scambio della pace

Attenersi alle disposizioni delle Autorità civili e alle misure igieniche dei presidi sanitari. È questo l’invito rivolto dall’Arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, che ha ritenuto di non dare ulteriori prescrizioni che non siano supportate da precise disposizioni delle Autorità competenti rimandando alla discrezionalità del singolo sacerdote nel seguire i suggerimenti dati dalla Conferenza Episcopale Siciliana.

Il vicario generale dell’Arcidiocesi, monsignor Sebastiano Amenta, ha spiegato che la Conferenza Episcopale Siciliana ha emesso un comunicato stampa che suggerisce di procedere a titolo cautelativo alla distribuzione della Comunione sotto la sola specie del pane (preferibilmente sulla mano dei fedeli) oltre ad evitare di porre acqua benedetta nelle acquasantiere e lo scambio della pace con un contatto fisico. Suggerimenti, e non prescrizioni, che passano anche dal tenere temporaneamente vuote le acquasantiere. “Le Autorità – spiega il vicario –, a tutt’oggi, non hanno disposto alcun tipo di restrizione circa le funzioni religiose. L’Arcivescovo invita tutti ad agire con prudenza pastorale aiutando il Popolo di Dio ad avere una realistica conoscenza del fenomeno”.

La presidenza della Cei ha diffuso un comunicato: “Davanti al diffondersi del Coronavirus, alla notizia dei primi decessi, alla necessità di tutelare la salute pubblica, arginando il più possibile il pericolo del contagio, in questi giorni e in queste ore si susseguono richieste relative a linee comuni anche per le nostre comunità ecclesiali. Come Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana avvertiamo il dovere di una piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio  epidemico: la disponibilità, al riguardo, intende essere massima, nella ricezione delle disposizioni emanate. Nel contempo, come Chiesa che vive in Italia, rinnoviamo quotidianamente la preghiera elevata ieri a Bari, nella celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre a conclusione dell’incontro del Mediterraneo: preghiera di vicinanza a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari; preghiera per medici e infermieri delle strutture sanitarie, chiamati ad affrontare in frontiera questa fase emergenziale; preghiera per chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive. Ci impegniamo a fare la nostra parte per ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero a una sterile chiusura: questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme questa difficile situazione”.


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