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Siracusa, il liceo Einaudi chiede un contributo “obbligatorio” alle famiglie: la polemica finisce in Parlamento

Si tratta di 50 euro per i licei, 80 euro per il liceo con potenziamento biomedico e 100 euro per il liceo Tred

La dirigente scolastica del liceo Luigi Einaudi di Siracusa, a seguito di una decisione del Consiglio di istituto, ha chiesto un contributo obbligatorio annuo alle famiglie: 50 euro per i licei, 80 euro per il liceo con potenziamento biomedico e 100 euro per il liceo Tred. Oltre alle tasse scolastiche, infatti, è consentito alle scuole di richiedere dei contributi alle famiglia per il finanziamento di attività di ampliamento dell’offerta formativa.

Ma la parlamentare Elisabetta Piccolotti (Verdi Sinistra) non ci sta e annuncia la presentazione di un’interrogazione in merito chiedendo il ritiro della circolare, certa che l’Ufficio Scolastico Regionale si attiverà immediatamente:

“L’istruzione è un diritto e non può essere preclusa a chi non può permettersela – dice -. La dirigente scolastica del liceo Luigi Einaudi di Siracusa chiede alle famiglie, dopo una decisione del consiglio d’istituto, un contributo ‘obbligatorio’ per finanziare alcune attività come l’accesso al registro elettronico e l’acquisto di attrezzatura sportiva. Ricordo che alle scuole del nostro Paese è consentito richiedere contributi alle famiglie per finanziare l’attività didattica ma questo contributo non può essere obbligatorio, su questo ci sono atti del Ministero molto chiari”.

Il contributo obbligatorio (termine che sarà rimodulato, come sottolineato dalla dirigente scolastica Teresella Celesti), prevede l’assicurazione in caso di infortunio all’interno dell’edificio e all’esterno se durante le attività o le uscite didattiche; il canone di abbonamento al registro elettronico; il finanziamento del funzionamento didattico generale destinato a materiale di consumo per esercitazioni di laboratorio e fotocopie fornite da docenti a studenti; l’acquisto di attrezzature sportive di facile consumo; il pagamento delle licenze del software a uso didattico utilizzano in classe; manutenzione e abbonamento del server e della rete Wi-fi; quote di partecipazione a concorsi e gare, per l’innovazione tecnologica e informatica e per l’ampliamento dell’offerta formativa.

“Alle famiglie – prosegue la parlamentare rossoverde della commissione cultura di Montecitorio – è richiesto di farsi carico di costi ingenti come i libri che costano circa 400 euro per alunno, ma anche le quote di partecipazione ai viaggi di istruzione con cifre anche superiori ai 700 euro. Inoltre le famiglie devono sobbarcarsi in parte o totalmente, specialmente al Sud, le spese per il trasporto pubblico per gli studenti pendolari che valgono qualche altro centinaio di euro l’anno. Il tutto da moltiplicare per il numero dei figli. In Italia non tutti possono permettersi di mandare i figli a scuola e questa è una vergogna per un Paese evoluto. Sono molti anni che chiediamo ai governi di intervenire per garantire a tutti e tutte la totale gratuità dell’istruzione che, va ricordato, è un diritto fondamentale e non un optional”.

La preside, però, si dice particolarmente amareggiata per questa storia, innanzitutto perché si è deciso di interpellare addirittura una parlamentare invece di chiedere direttamente alla scuola e al Consiglio d’istituto, presieduto da un genitore. Nota a margine: la Provincia – ente responsabili degli istituti superiori – è un ente in dissesto, commissariato da un decennio, con problemi economici già per offrire i servizi necessari (vedi Asacom).

“La scuola dell’autonomia nasce con l’idea della compartecipazione in ragione con l’idea di ampliare l’offerta formativa – sottolinea – Motivo per il quale nel momento in cui si sceglie la scuola alle famiglie viene illustrato questo contributo per attività che non appartengono in senso stretto alla scuola. Con la parola “obbligatoria” l’obiettivo, anche da parte dei genitori, è coinvolgere tutte le famiglie e non ci saranno infatti “ritorsioni” per coloro che non verseranno il contributo. Peraltro il registro elettronico non è un diritto, ma un servizio e uno strumento digitale che offre la scuola. Poi se vogliamo ricondurre l’idea di una scuola totalmente gratuita ma povera credo che questa non sia la scuola dell’autonomia. La nostra viene scelta proprio per l’offerta formativa”.


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