In tendenza

Siracusa, il lido di Calarossa non si farà: il Tar respinge il ricorso del privato. Ortigia sostenibile: “abbiamo vinto”

Il tribunale amministrativo ha ritenuto congrue le motivazioni rispetto all’interesse pubblico perseguito di salvaguardia ambientale della zona

Il lido di Calarossa non s’ha da fare. Adesso, a confermarlo, è anche una sentenza del Tar che si esprime sul contenzioso avviato dal privato cui l’Amministrazione comunale aveva promesso l’affidamento (senza gara) di parte della spiaggia e dello specchio acqueo di Cala Rossa, nel quale erano state previste, fin dal 2016, palificazioni, pedana, bar e movida.

Il Comune, infatti, aveva disposto il ritiro in autotutela della sub-concessione demaniale marittima prevista dalla convenzione del 2 febbraio 2016 dopo che Ortigia Sostenibile, assieme a Legambiente a al comitato Cala Rossa, si era duramente opposta con attività di contrasto amministrativo e legale, fino quasi a costringere l’allora sindaco Giancarlo Garozzo a revocare in autotutela, nel gennaio 2018, l’affidamento della concessione.

Il privato ha però presentato ricorso precisando che l’area demaniale e lo specchio d’acqua affidati erano stati ridotti da 978 a 455 mq, come da richiesta di variante presentata dal Comune su sollecitazione della Commissione Ortigia e di alcune associazioni ambientaliste e ha chiamato in giudizio l’amministrazione comunale.

Ma in sede di udienza il Comune ha evidenziato le sopravvenute ragioni di interesse pubblico che giustificavano la revoca della convenzione, specificando per un verso che la concessione in variante approvata nel 2017 aveva determinato un mutamento della situazione in essere al momento della stipula della convenzione stessa quanto all’oggetto, alla durata, all’estensione della superficie demaniale oggetto della sub-concessione e alla sua allocazione, e precisando per altro verso che l’amministrazione, su sollecitazione delle associazioni ambientaliste, le cui argomentazioni aveva fatto proprie, aveva ritenuto prevalente l’interesse pubblico alla gestione diretta della spiaggia. Considerando inoltre che nessuna opera era ancora stata realizzata.

Il Tar ha ritenuto congrue le motivazioni rispetto all’interesse pubblico perseguito di salvaguardia ambientale della zona da una “alterazione dell’equilibrio ecologico della zona e dell’habitat umano circostante, con aggravio del carico urbanistico e traffico veicolare nel periodo estivo” e ha quindi rigettato il ricorso, riconoscendo al privato solo un diritto all’indennizzo per le spese sostenute nell’ambito della convenzione stipulata, purché documentate. L’eventuale indennizzo andrà commisurato alle spese effettivamente sostenute e documentate relative alla revisione del progetto a seguito della variante e a ogni importo o versamento effettuato per polizze fideiussorie, canoni, acquisto di attrezzature o materiali, con esclusione di costi per lavori o personale, considerato che l’attività non ha mai avuto inizio e non sono state realizzate opere.

“Questa è una precisa vittoria di Ortigia Sostenibile – dice l’avvocato Salvo Salerno – perché, la sentenza riconosce l’esattezza dell’istituto della revoca amministrativa, per la quale si era battuta l’associazione mentre il Comune era rimasto un po’ ambiguo, preferendo parlare di “ritiro” dell’atto di concessione al privato. Invece il Tar è netto nel dare ragione alla tesi della revoca”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo