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Siracusa, il piano di Protezione civile dimenticato: approvato, annunciato ma con 30mila brochure mai distribuite

Il Piano c'è e l'amministrazione ha annunciato la stampa di 30 mila brochure. Tre mesi fa. Il comitato Parchi: "prevenire è obbligo di responsabilità pubblica e privata"

Il piano sul rischio tsunami

A gennaio di quest’anno l’annuncio: 30 mila brochure dedicate al Piano di protezione civile saranno distribuite alle famiglie siracusane. La brochure sarà stampata in quadricromia, piegata a mappa e conterrà le linee fondamentali del Piano e tutte le informazioni e i comportamenti che la popolazione deve osservare nel caso si verificassero situazioni di emergenza scaturite da eventi di natura sismica o idrogeologica. Poi però il silenzio. Non se ne parla più. Siamo certi che tre mesi dopo l’annuncio sia ancora troppo prematuro stampare 30 mila brochure, intanto venerdì notte è stato avvertito un terremoto di magnitudo 4.2 al largo di Siracusa e c’è chi si chiede che fine abbia fatto il Piano di protezione civile. Vogliamo rassicurare tutti: il Piano c’è e l’amministrazione ha annunciato la stampa di 30 mila brochure. Tre mesi fa. Arriveranno.

“Il prevenire è d’obbligo di responsabilità pubblica e privata – dice l’avvocato Corrado Giuliano per il comitato Parchi – Voglio ricordare i propositi inattuati dopo il terremoto del ’90, esercitazioni di evacuazione, punti di raccolta, informazione capillare alla popolazione, allerte periodiche nelle scuole. Quella cultura di senso pubblico di responsabilità civica che avrebbe dovuto pervadere dopo il “lieve” avviso del terremoto del 90, le abitudini di vita di una collettività che avrebbe dovuto avere come linea guida il mantra di “convivere con il terremoto”. E invece ruberie del post terremoto, con danni alle risorse pubbliche peggiori di quelli prodotti dal sisma, furbizie, la stucchevole vicenda della sospensione zoppa delle imposte fino ad oggi oggetto di miserabili querelle, a che punto siamo? Consideriamo che fino ad oggi quel settore protezione civile è rimasto la cenerentola delle nostre attenzioni, Dico nostre perché avremmo dovuto e dovremo porre sempre a priorità dei nostri progetti comuni il recupero antisismico di tutta la città edificata fino agli anni ’70, se le successive costruzioni sono state con scrupolo adeguate alla normativa per i siti ad alto rischio sismico. Non voglio fare allarmismo, ma ritengo che sia l’ora, e gli sciami sismici ce lo ricordano, le cronache del grande terremoto del 1693 ce lo ricordano assai più di quello di Messina del 1908, di affrontare collettivamente e con responsabilità la questione”. Ecco l’avvocato Giuliano forse non sa che nel 2020 è stato approvato il nuovo Piano comunale di protezione civile, presentato a luglio dello stesso anno in conferenza stampa, e annunciato con la promessa di una massiccia campagna di comunicazione. Trentamila brochure, ricordiamo. Che massicciamente arriveranno nelle case dei siracusani, ma con calma. Anche perché il Piano sostituisce quello precedente risalente al 2004 e aggiornato nel 2011. Undici anni.

Non ho sentito sino ad oggi – insiste il rappresentante del comitato – che il grande flusso previsto di risorse del Pnrr abbia interessato i nostri progetti collettivi, certo i bonus sono partiti, ma quanti immobili ne stanno godendo? Quante scuole, quanti ospedali, quanta edilizia sismicamente esposta è stata oggetto di quel beneficio? L’amministrazione Comunale e la Prefettura avrebbero dovuto già da anni farci consapevoli quotidianamente delle risposte razionali da dare e che dobbiamo oggi dare a questa alta esposizione al rischio, senza allarmismi e panico. Prevenire è la risposta, e le pratiche ci sono ampiamente collaudate, Giappone e California le adottano ordinariamente come noi facciamo, o che dovremmo fare, con le ordinarie manutenzioni urbane, con le recenti disposizioni covid, con la raccolta quotidiana degli Rsu. Sono considerazioni critiche che sinceramente rivolgo prima a me stesso, alle nostre associazioni generose, se penso a quanto inchiostro e buone intenzioni abbiamo speso tra il ’90 e gli anni successivi per mantenere desta questa capacità di prevenire… ne è poi sopravvenuta la dimenticanza… ci siamo accontentati, scaramanticamente, sempre di meno… tollerando che quel settore della Protezione civile restasse sempre più periferico alle attenzioni delle Amministrazioni locali che si sono succedute, divenisse il settore dove lasciare a binario morto funzionari non graditi al principe di turno”.

Siamo certi che l’amministrazione tenga abbondantemente in considerazione la Protezione civile. La pandemia e il recente maltempo hanno fatto emergere il coraggio e l’abnegazione di uomini e donne che hanno dimostrato di esserci, di spendersi, di porre attenzione alle calamità che subisce questo territorio. Per di più nel Piano si sono valutati tutti i tipi di rischio, anche quello tsunami. Manca solo quello su una caduta meteoriti. Sì, è vero, ormai c’è internet e a questa pagina avrebbe dovuto esserci il nuovo piano, ma il link non esiste più. Oppure si può scaricare il vademecum “Protezione civile in famiglia” realizzato dal dipartimento nazionale di Protezione civile in collaborazione con la Regione autonoma Valle d’Aosta. Dicembre 2005.

E allora l’avvocato Giuliano suggerisce a sindaco, Giunta e prefetto di riprendere la marcia della prevenzione, della revisione urgente delle priorità da soddisfare, riaprire alle scuole il grande storytelling dell’alfabetizzazione collettiva a convivere con il rischio sismico, indicare con estremo sforzo di diffusione, come suggerire a ogni cittadino quali le precauzioni quotidiane, quali i luoghi più a rischio, suggerire e individuare uno ad uno gli edifici ad alto rischio sismico per intervenire, a cominciare ovviamente dai quartieri più esposti, area borgata Santa Lucia, corso Gelone, viale Zecchino, tutto l’edificato in città negli anni ’60 e ’70… tutta l’edilizia spontanea delle coste: “forse siamo ancora in tempo“. Oppure le chiediamo alla Regione Valle d’Aosta. Trentamila brochure.


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