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Siracusa, impianti fermi e manutenzione nel vivo: viaggio nel cuore della fermata Isab-Lukoil

Centosessanta (160) milioni di euro di investimento, picchi con oltre 4 mila persone in impianto, ma non solo

Gli impianti adesso sono fermi e la manutenzione entra nel vivo. Nei giorni scorsi siamo entrati nello stabilimento Isab Sud che da metà ottobre e fino al 22 dicembre, insieme con l’impianto Igcc saranno al centro della più grossa fermata mai effettuata dallo stabilimento. Centosessanta (160) milioni di euro di investimento, picchi con oltre 4 mila persone in impianto, ma non solo.

I numeri “monstre” sono anche altri: oltre un milione di ore lavoro, sostituzione di circa 600 tonnellate di linee e tubazioni, revisione di oltre 330 valvole di blocco e la manutenzione di oltre 1350 apparecchiature di cui: 65 colonne, 29 forni, 2 caldaie, 292 air cooler, 36 reattori, 352 accumulatori, 532 scambiatori, 7 serbatoi tra gli altri interventi. La prima fase, quella più delicata dello spegnimento, è andata via senza troppi intoppi, adesso si sta lavorando nel cuore della raffineria per effettuare tutti gli adempimenti previsti dalla legge, incluse alcune prescrizioni previste nelle Aia del 2018.

Un investimento – come ha precisato ai nostri microfoni Bruno Martino, direttore delle Operazioni – molti dei quali finalizzati alla riduzione degli impatti ambientali e al miglioramento delle prestazioni energetiche e della sicurezza. Una grande mole di lavoro, così come importante è stata la fase di preparazione. “Uno sforzo organizzativo non indifferente – spiega il vice direttore generale di Isab, Claudio Geraci – visto che l’impianto solitamente ospita circa 1.500 lavoratori, mentre in queste fasi ne abbiamo quasi il triplo. Questo significa uno sforzo imponente nell’organizzare tutte le attività, dagli spostamenti all’interno dello stabilimento, passando anche per i servizi igienici o i parcheggi“. E in effetti basta restare pochi minuti fuori dalla portineria per rendersi conto del grande via vai di auto private, mezzi aziendali, furgoni e quant’altro. E ovviamente tanti operatori, tra chi conclude il turno e chi inizia il proprio. Tutti rigorosamente con la mascherina, anche dentro la vettura.

E forse lo sforzo più importante è proprio quello dal punto di vista sanitario, vista la pandemia da Covid e la curva del contagio che di settimana cresce in maniera esponenziale. “Stiamo affrontando un rischio in più in un contesto dove la capacità di gestire il rischio è un aspetto della nostra professione – precisa Geraci”. La fermata degli impianti, infatti, era inizialmente prevista in primavera ma visto il lockdown si è stabilito di posticiparla a ottobre.

Nel mentre – precisa il vice direttore generale Isab – sono state acquisite una serie di informazioni tecniche e scientifiche su questa pandemia. Abbiamo deciso di avviare la fermata adottando non solo protocolli sanitari già definiti, ma abbiamo realizzato interventi e strutture necessarie e regolare le attività, ma soprattutto abbiamo chiesto anche al personale dell’indotto di condividere con noi questa responsabilità. Ci rendiamo conto della grande sfida con la quale oggi ci stiamo confrontando ma con grande umiltà stiamo tentando di mettere in campo tutte quelle misure utili per fare in modo che il più grande investimento di Isab negli ultimi anni possa concludersi permettendo a tutti quanti di dimostrare come in un periodo come questo, facendo squadra si può centrare l’obiettivo e andare avanti“.


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