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Siracusa, in pronto soccorso dopo un incidente, inizia l’odissea di una paziente con sintomi: “attendo esame del tampone dal 16 marzo”

La lettera aperta di una lettrice: "e rifletto tra me, sarò guarita prima di avere un esito"

Immagine di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo il racconto di una donna alle prese con una possibile positività al coronavirus e al suo rapporto con l’azienda sanitaria in questo periodo di emergenza. La lettera giunta in redazione è circostanziata, con nomi e numeri di telefono che qui verranno però oscurati per rispetto della privacy, così come il nome dell’autrice della lettera. La redazione è in possesso delle informazioni sensibili, qualora Azienda sanitaria o altri enti o istituzioni volessero ulteriori e più specifiche informazioni in merito.

“Vorrei raccontarvi quanto mi sta accadendo in questo periodo di grande emergenza Covid-19 relativamente alla mia salute e allo stress psicologico a cui sono rimasta fino ad oggi vittima. Il 16 marzo sono stata vittima di un incidente stradale che mi ha procurato danni fisici tali da dover ricorrere all’intervento di un’ambulanza del 118. Da qui ha avuto inizio il mio calvario che a tutt’oggi, ancora, mi vede vittima. A seguito dell’incidente, giunta al Pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa per gli accertamenti del caso, ho assistito ad episodi a dir poco surreali, tra un accertamento radiodiagnostico e l’altro mi ritrovavo ad attendere in corsia del Pronto soccorso dove c’era un gran via vai di emergenze per lo più Covid.

Finché, dopo circa 3 ore che mi trovavo lì, ho visto iniziare una riunione improvvisata da uno dei medici di turno che chiamava attorno a sé infermieri e altro personale ospedaliero per ricordare a tutti che qualsiasi superficialità commettessero all’interno della struttura ospedaliera rientrava nel penale. Rivolse in particolare a tutti quanti fossero presenti dinnanzi a lui dove erano soliti gettar via i tamponi effettuati. La risposta fu “dentro i cestini”, a seguito di tale risposta si udì un forte urlo del medico. Questo non fu l’unico “spettacolo” a cui dovetti assistere se ne susseguirono altri che potevano avere come unico scopo quello di suscitare sconforto e preoccupazione alla degenza presente come me nel reparto, per questo mi astengo dai particolari per non fare nomi di medici noti…

Durante quella mia interminabile sosta al pronto soccorso, non avendo ancora ricevuto gli esiti degli accertamenti a cui mi sottoposero, appresi casualmente che un Medico, appena entrato al pronto soccorso da cambio turno, chiese con grande incredulità ad un’infermiera presente nella sua stanza “a porte aperte” se fosse vero il risultato Covid-19 che gli avevano appena consegnato sulla scrivania, ove si accertava la positività di un certo XXXXX (per me uno qualsiasi dei tanti sottoposti ad accertamenti, appresi solo durante il tg della sera che si trattava del Dott. XXXXX del reparto di cardiologia dell’Umberto I) da lì in ospedale scoppiò un gran caos… infermieri che riferivano malesseri e iniziarono ad interdire alcune zone dell’ospedale Umberto I sottoponendole alla quarantena.

La mia salute dopo circa 5/6 giorni dalla permanenza di quel dì in ospedale iniziò ad essere cagionevole… il 21 marzo iniziai ad avvertire brividi in tutto il corpo con sbalzi di temperatura tra i 37/38°, la notte iniziavo ad accusare forti dolori alle ossa e muscolari che mi lasciavano sveglia durante la notte perché impossibile trovare una posizione adatta ad attutire le sofferenze. Preoccupata e ripensando alla mia sosta in ospedale proprio in un giorno in cui (16 marzo) vennero contagiate parecchie persone nonché personale sanitario iniziai a contattare parecchi numeri telefonici tra cui il 112 (che rispondeva solo ad emergenze) e il 1500 (sempre occupato), fin quando finalmente grazie a conoscenze all’interno dell’ospedale mi diedero un altro numero da contattare precisamente 34XXXXX oppure 33XXXXX, a quest’ultimo numero composto mi rispose il Dott. XXXXX che in ospedale segue i casi Covid-19, il quale dopo aver ascoltato notizia sui miei sintomi ed in virtù della mia permanenza per accertamenti presso l’ospedale di Siracusa in data 16 marzo, mi ha subito fatto convalida per immediato tampone che ho eseguito presso l’ospedale Umberto I pre-triage in data lunedì 23 marzo ma del quale dopo oltre una settimana non ricevevo esito.

Il mio stato di salute era immutato, così come consigliatomi dal Dott. XXXXX assumevo solo tachipirina per i sintomi influenzali e far scendere la temperatura, preoccupata mi sono adoperata in ogni modo per avere risultato del mio tampone chiamando il Centro di microbiologia di Messina allo 090-2213304 dove si sarebbero dovuti trovare i tamponi tra i quali il mio… ma niente da fare dopo innumerevoli tentativi finalmente mi rispondono che con i miei dati non possono fare alcuna interrogazione al sistema in quanto era in tilt e i computer non funzionavano… subito dopo aver parlato con il centro di Messina chiamo la Dott.ssa XXXXX (dell’ospedale Umberto I) al suo interno 0931-XXXXX per avere notizie in merito all’esito mio tampone ma la stessa mi risponde che i tamponi al momento non erano rintracciabili e attendevano un esito anche loro, mi disse per concludere la discussione anche che se entro domenica 29 marzo non riuscivano a darmi esito tampone mi avrebbero rifatto tampone lunedì 30 marzo e nel frattempo mi diede quale terapia ai miei malesseri la pratica quotidiana di esercizi yoga!!

Lunedì 30 marzo mi fecero nuovamente tampone, ma non perché mi richiamò la Dott.ssa XXXXX come da accordi, ma grazie a conoscenze interne all’ospedale di Siracusa! Il risultato del tampone rifatto lunedì 30 marzo mi dissero che sarebbe arrivato entro il mercoledì 1 aprile così non è stato ho provato io stessa a contattare tutti i numeri dell’ospedale di Siracusa per avere notizie. Finalmente dall’ospedale di Siracusa mi dissero che ancora giorno 1 aprile i tamponi si trovavano tutti a Siracusa e non erano ancora stati trasferiti ad Avola per gli esami del caso.

L’ospedale di Siracusa a questo punto mi disse di rivolgermi al mio medico curante per iniziare la terapia antibiotica, essendo le mie condizioni di salute sempre le stesse con gli stessi sintomi da oltre 10 giorni. Il mio medico curante mi prescrisse assunzione dell’antibiotico Klacid 500 e da circa 3 giorni seguo questa terapia che ad oggi mi ha fatto raggiungere modestissimi miglioramenti della mia salute. Ad oggi ancora nessun esito dei miei tamponi!

Mi è stato riferito da un addetto ospedaliero dopo innumerevoli tentativi telefonici che i reagenti sono arrivati ieri in Sicilia e da oggi inizieranno ad esaminare i tamponi del 13 marzo 2020 e via via gli altri… rifletto tra me “sarò guarita prima di avere un esito”! Spero che questa mia storia come quella di altre persone che come me senz’altro avranno subito situazioni analoghe venga resa nota a tutti affinché si comprendano le cause che determinano queste carenze gravi della nostra sanità in Sicilia”.


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