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Siracusa, inquinamento industriale: il Comune torna a battere un colpo

L'assessore Gradenigo ha scritto ad Arpa e per conoscenza alla Capitaneria di Porto chiedendo che venga implementato il numero di centraline sul territorio

L’amministrazione comunale di Siracusa torna a parlare di inquinamento industriale dopo anni, dopo aver perso consulente ambientale, Air Sense, Eco Manager e ogni altro stimolo a fare qualcosa. Ma si ricomincia a parlare di inquinamento pensando più alla quantità che alla qualità del monitoraggio, ipotizzando che più centraline ci sono meglio è. Poi magari non è così, ma tant’è.

Aumentare le centraline di monitoraggio di qualità dell’aria sul territorio. A chiederlo con una nota inviata all’Arpa e per conoscenza alla Capitaneria di Porto è Carlo Gradenigo, assessore alla qualità dell’aria di Siracusa. Una richiesta che nasce anche dalle molteplici segnalazioni pervenute al Vermexio nelle ultime settimane di emissioni “convogliate, fuggitive e diffuse che rende l’aria spesso nauseabonda anche in zone lontane da Targia – spiega l’assessore -. È di qualche giorno fa la segnalazione di numerosi cittadini per un diffuso odore in tutto simile alla benzina, proveniente da nord e percepito fin oltre il centro storico di Ortigia“.

Per l’assessore comunale l’installazione di ulteriori centraline oltre quelle già presenti permetterebbe di aggiornare il piano di qualità dell’aria – bocciato a luglio dal Tar di Palermo -in modo più capillare. Il problema delle centraline però, come scritto nero su bianco dal Tar “evidenzia come molte delle stazioni di misurazione non raggiungano i valori di efficienza previsti”. Ed anche “il ministero dell’Ambiente nelle osservazioni al piano ha rilevato l’inadeguatezza della rete di monitoraggio”. Insomma per i giudici amministrativi, così come per il Ministero il problema non è di quantità di centraline (la provincia di Siracusa e il quadrilatero industriale oltretutto è la zona più “mappata” della Sicilia) bensì di qualità del monitoraggio.

E forse anche per questo oltre due anni fa la Regione aveva stabilito che la gestione delle centraline sarebbe dovuta passare dall’ex Provincia all’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Un passaggio ancora in itinere e che non sembra di certo poter essere la soluzione al problema. Basti pensare che le tre centraline già gestite da Arpa nella nostra provincia (Mercellino, Megara e Villa, tutte ad Augusta) dopo un lungo periodo di stop a oggi monitorano soltanto la presenza di benzene in atmosfera. E siamo nel cuore dell’area industriale.

Quello che a oggi manca sul serio sono parametri aggiornati, così come sarebbe da aggiornare il catasto degli inquinanti e porre limiti certi ad alcune sostanze come gli idrocarburi non metanici su tutti, visto che a fine agosto le centraline hanno registrato un picco di 3000 μg/m3 (microgrammi su metro cubo) nella cittadina di Priolo Gargallo. Un valore oltre 15 volte quello di riferimento. Riferimento per l’appunto, non limite.

Per l’assessore Gradenigo però, la presenza di ulteriori centraline sarebbe anche un’occasione per spostare l’area e l’asse di rilevazione verso sud, andando incontro alle esigenze di monitoraggio richieste dalla Capitaneria di Porto. “In questo modo – conclude – si potrà predisporre e condividere una pianificazione mirata al monitoraggio e controllo della qualità dell’aria che tenga conto anche del preventivato aumento del traffico navale, mediante l’installazione di un numero adeguato di centraline fisse, in grado di fornire una serie storica e puntuale di dati giornalieri riguardanti anche l’area di bacino ad est e a sud del Porto Grande

 


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