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Siracusa, la campagna vaccinale vista con gli occhi di un medico volontario: “Lo facciamo per la comunità”

Una storia, quella di Angelo Giudice, simile a quella di tante altre, soprattutto in questo periodo, dei volontari di Croce Rossa, Protezione civile, scout, associazione Carabinieri

“La cosa che mi peserebbe di più, dopo la pensione, è dover dire ‘non sono più un medico, non posso aiutarla’”.

Lo dice mentre apre la porta del suo studio Angelo Giudice, chirurgo e medico volontario all’Urban center di Siracusa, a margine di un’intervista durante la quale, al di là del ruolo, è venuta fuori la passione per una professione portata avanti come un missione. Una “vocazione” che in questa fase storica segnata dalla pandemia è venuta fuori ancora più di prima e si è mischiata all’energia inesauribile e necessaria per conciliare la vita privata, l’attività di chirurgo e il volontariato all’hub vaccinale.

Un cambio di camice continuo tra la sala operatoria e la struttura comunale di via Nino Bixio, con l’obiettivo di potersi rendere utile agli altri. A casa c’è sempre la famiglia che lo aspetta, e lui stesso probabilmente sente anche il bisogno di un momento “privato”. Ma, parlando della propria professione, sorride sempre (da sotto la mascherina), anche con gli occhi.

Una storia, quella di Angelo Giudice, simile a quella di tante altre, soprattutto in questo periodo, dei volontari di Croce Rossa, Protezione civile, scout, associazione Carabinieri e altri ancora. Frammenti di piccoli ma grandi gesti quotidiani, svolti in silenzio. Una compostezza mostrata anche quando all’hub si formano le lunghe code e così parte la rabbia degli utenti che prima, inevitabilmente, viene scaricata sui volontari fuori dalla struttura e poi dentro, dove i medici somministrano i vaccini.

Ma nonostante questo, non ci si ferma e si va avanti in silenzio. Un “grazie” è quanto basta. Eppure se una pandemia si combatte rimanendo uniti, quando tutto sarà finita sicuramente una parte del merito deve sicuramente andare a coloro che, come Giudice e come gli altri, si sono prestati per la comunità. E forse quel “grazie” non basta più.


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