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Siracusa, la città indolente che non ama scendere in piazza ma continua a manifestare

Città indolente, che quando scende in piazza toglie il trucco dal volto e svela un’essenza che quasi sorprende, ma che forse è la più sincera. Con tutti i suoi difetti, questa è la Siracusa che urla continue richieste di aiuto ed è scesa in piazza a manifestare

Non sarà l’esplosiva nevrosi di Napoli, non saranno i grandi numeri di Roma, ma sono sentimenti che chiedono di essere ascoltati e rassicurati. Questa non è Napoli, non è Roma e neanche Catania: è Siracusa. Lei, città indolente, che quando scende in piazza toglie il trucco dal volto e svela un’essenza che quasi sorprende, ma che forse è la più sincera. Con tutti i suoi difetti, questa è la Siracusa che urla continue richieste di aiuto. Una città che vuole essere ascoltata. Anche Siracusa è scesa in piazza a manifestare. Tre gli appuntamenti: il primo domenica sera, il secondo ieri sera e infine l’ultimo domani mattina. Anzi, a dirla tutta, ce ne potrebbe essere un quarto previsto per domani pomeriggio.

Proteste che pian piano si stanno organizzando. Un passaggio necessario, forse, anche per farsi sentire. Forse. Perché la prima sera prendere sul serio i motorini che strombazzavano per Ortigia era difficile. Un corteo disorganizzato, frutto della pancia che parla, urla. Troppo, talmente tanto da non riuscire a farsi capire.

Come Napoli, come Roma, anche la gente di Siracusa ha dato vita a un corteo sullo slogan “libertà”, partito da corso Gelone per arrivare fino in piazza Duomo. Una sfilata di motorini con in sella ragazzini che chiedevano in primis di poter uscire liberamente e, solo in un secondo momento, di andare a scuola abolendo quindi la didattica a distanza. E infine ristoratori ed esponenti del mondo dello sport.

Queste ultime le categorie più fragili, che domenica sera non sono riuscite a prendere parola e, anche quando l’hanno fatto, sono state schiacciate da quelle scorribande che hanno occupato strade e schermi in tv. E foto sui giornali.

Una protesta che probabilmente non bastava, rumorosa ma non efficace. E allora ecco la seconda, l’indomani (cioè ieri sera) sotto palazzo Vermexio. Un sit-in di piccole danzatrici in lacrime che, sedute per terra, versavano lacrime su quelle scarpette che per adesso non potranno indossare. Loro, piccole, sognatrici, su quelle scarpette ripongono tanti sogni. Ma questo, al momento, poco importa. Hanno 6,7, 8 anni. Pensano poco al futuro, ma chiedono di poter vivere il presente insieme alle amiche in palestra.

Piazza Duomo, uno spazio ristretto che ieri sembrava spaccato in due. Davanti al sit in delle piccole atlete silenziose la rabbia esplosa di chi invece pensava alla necessità di portare a casa l’essenziale per poter mandare avanti la famiglia. C’erano i ristoratori, gli operatori dell’organizzazione eventi, del turismo e altri ancora.

Loro, più organizzati rispetto alla sera prima, eppure ancora troppo arrabbiati per essere lucidi. Perché si sa, là dove si svuota la tasca parte la pancia. Urla, slogan, invettive e qualche sproposito di troppo davanti al sindaco Francesco Italia, anche lui in piazza, accanto ai cittadini, uno dei pochi in Italia.

È consapevole di poter fare ben poco in termini pratici. Lui, come gli altri sindaci, vittima delle imposizioni del Governo che non condivide e alle quali non può mettere un freno per una questione di competenze. Eppure in mezzo alla folla, anche per spiegare la sua contrarietà al decreto nazionale.

Un deciso “No” al Dpcm – termine ormai diventato noto a tutti – che continuerà a essere urlato anche domani, quando ancora in piazza Duomo saranno allestite 10 tavolate a terra, quasi a ricordare il sentimento di spaesamento che la categoria dei ristoratori sta vivendo. Chef, maitre e camerieri indosseranno divise nere, come in lutto. Alcuni di loro hanno scelto di aprire solo a pranzo, altri hanno gettato la spugna e, già all’indomani del decreto, messo il lucchetto alla porta in maniera definitiva, o almeno fino a quando le maglie del provvedimento non saranno allargate. In questo senso sta lavorando anche il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che ha chiesto la deroga per consentire l’apertura dei locali fino alle 23. Lontani dalla piazza, invece, i deputati nazionali e regionali.

C’è chi ha rilasciato dichiarazioni alla stampa annunciando confronti continui con il Governo nazionale o regionale e vicinanza ai commercianti. Eppure, la loro è una grande assenza. È un vuoto dentro un’umanità che ha anche bisogno di un conforto emotivo, soprattutto da chi, veramente, potrebbe farsi portavoce delle loro istanze frutto della loro rabbia.


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