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Siracusa, La Ferla: “Pronti ad agire legalmente nei confronti del Governo contro Dpcm”

L’obiettivo è di far dichiarare illegittimo il Dpcm emanato domenica scorsa che impone la chiusura anticipata delle attività di ristorazione

Un’azione giudiziaria contro la presidenza del Consiglio dei ministri. L’organizzazione siciliana ambientale è pronta ad agire legalmente nei confronti del Governo. L’obiettivo è di far dichiarare illegittimo il Dpcm emanato domenica scorsa che impone la chiusura anticipata delle attività di ristorazione e quella permanente per un mese di palestre, centri sportivi e altri pubblici esercizi considerati non essenziali.

“Nessuno dice che il covid non esista ma – spiega il presidente Fabio La Ferla – bisogna contemperare le esigenze della salute con la tutela dell’economia e dei posti di lavoro. So bene che il coronavirus ha provocato morti e sofferenze, ma occorre agire con razionalità. Se si impone agli imprenditori di chiudere, bisogna pagarli, altrimenti si rischiano tensioni sociali e violenze che finiscono per creare odio tra le persone come accaduto a Napoli e in altre città. A Siracusa la protesta è stata pacifica e non avevo dubbi. Ho apprezzato, al di là di colori politici, il comportamento del sindaco Italia, che ha incontrato i manifestanti, assumendosi responsabilità che non ha perché qui è il Governo che impone le sue misure con Dpcm discutibili. Sono convinto che questi professionisti e i loro dipendenti resterebbero tranquillamente a casa se fossero ristorati adeguatamente e con tempestività dalla Stato. Ho dei dubbi che questo avverrà, visto come è andata in occasione del lockdown di marzo e aprile perché ci sono persone che attendono ancora bonus e cassa integrazione. Non crediamo più – conclude La Ferla – alle promesse di questo Governo. Ecco perché siamo pronti ad intraprendere un’azione legale, che sarà supportata dagli stessi ristoratori che firmeranno un documento indirizzato alla presidenza del Consiglio”.

Ad entrare nei particolari è l’avvocato Antonio Giardina. “Presenteremo una diffida scritta alla presidenza del Consiglio nella quale – dice il legale del foro di Barcellona – evidenzieremo i profili e le censure di illegittimità del provvedimento sul piano dell’adeguatezza e proporzionalità dell’azione amministrativa. Un decreto che preveda simili restrizioni alla libertà personale e di impresa deve essere adeguato alla situazione concreta e specifica dei luoghi e in questo caso alla situazione epidemiologica. E invece – prosegue Giardina – abbiamo ancora una volta un Dpcm che adotta in maniera indistinta limitazioni senza tener conto delle diversità di situazioni da luogo a luogo e imponendo enormi e ingiustificate restrizioni a determinati settori. Come evidenziato dagli operatori economici che sono stati penalizzati, il Governo aveva imposto protocolli rigidi e gli imprenditori si erano adeguati, investendo non poche risorse economiche. Ora si dispone lockdown mascherato che rischia di farli chiudere. Per questo, non ci fermeremo all’atto legale ma proseguiremo, valutando la possibilità di impugnare il Dpcm al Tar del Lazio per chiuderne l’annullamento”.

Il primo atto ieri in via Montegrappa, sede dell’organizzazione siciliana ambientale, con la raccolta delle firme dei ristoratori (presenti tra gli altri Nicolas Gigliuto e Salvo Cassarino) alla presenza di Fabio La Ferla, Antonio Giardina e dei altri due avvocati dell’organizzazione, Paolo Rotelli, Denis Basile.


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