Cronaca

Siracusa, la Guardia di Finanza scopre 20 evasori totali e recupera oltre 25 milioni di Euro

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Da quanto emerge dall’ultimo bilancio dell’attività di verifica delle Fiamme Gialle aretusee negli ultimi mesi, sembrerebbe non esserci davvero un solo settore economico non interessato all’evasione fiscale ed altrettanto “a macchia di leopardo” è la distribuzione nel panorama geografico provinciale:
attività di consulenza tecnica, lavori di meccanica generale, demolizione di edifici e sistemazione del terreno, commercio al dettaglio di supporti audio-video informatici a Priolo;
lavori di meccanica generale a Floridia; lavori di costruzione di edifici e di ingegneria civile, servizi di pompe funebri e attività connesse a Siracusa; installazione di impianti elettrici, lavori generali di costruzione edifici ad Augusta; produzione calcestruzzo pronto per l’uso a Rosolini; commercio di autoveicoli a Melilli; attività di lavaggio auto, commercio al dettaglio di mobili e professionista operante nel settore dei controlli di qualità e certificazione di prodotti, processi e sistemi a Carlentini.

Sono questo solo alcuni dei settori economici controllati dai finanzieri siracusani che hanno portato alla luce, complessivamente, un’evasione fiscale di oltre 25 milioni di euro, perpetrata da 20 soggetti completamente sconosciuti al Fisco ovvero che, sebbene “formalmente” esistenti e di fatto operanti, non dichiaravano per nulla alle casse dell’Erario i reali redditi percepiti.
E, purtroppo, non c’è una parte della provincia che può definirsi “avulsa” del fenomeno evasivo: sebbene una parte significativa degli evasori totali scoperti operasse a ridosso dei comuni interessati dal polo industriale, tuttavia sono stati “beccati” anche soggetti che tentavano di celarsi nelle zone apparentemente “sonnolenti” delle altre aree della provincia, ma non per questo meno insidiose dal punto di vista delle irregolarità fiscali riscontrate.

Tale attività svolta dai finanzieri siracusani si innesta in un preciso target operativo voluto e predisposto dal Comando Provinciale e che mira a far emergere, e quindi ricondurre a tassazione, tutte quelle posizioni reddituali occultate da parte di soggetti che si definiscono “imprenditori” ma che non solo non si assumono alcun rischio connesso all’esercizio dell’attività di impresa, ma addirittura, con il loro operato, finiscono per inquinare e spesso distruggere le aziende “corrette” con le quali entrano in affari.
Nei primi mesi dell’anno, il Comando Provinciale di Siracusa aveva già scoperto 17 evasori totali e recuperato a tassazione quasi oltre 18 milioni di euro: in questi ultimi tempi, però, l’implementazione delle attività di controllo nello specifico settore ha purtroppo confermato un trend negativo, in termini di evasione, che si registra nella nostra provincia, scoprendo, sia per numero dei soggetti coinvolti che per entità dei redditi individuati, posizioni irregolari sostanzialmente analoghe a quelle precedentemente riscontrate.

I sistemi adottati per “tentare” di sfuggire alle maglie del Fisco sono davvero tanti, ma altrettanto “variegate” sono le metodologie di indagini adottate dalle Fiamme Gialle aretusee:
preliminare attività di intelligence eseguita attraverso l’analisi delle banche dati al fine di individuare discrasie tra i rapporti realmente esistenti tra le aziende ed i redditi conseguiti e dichiarati;
verifica dell’esistenza “fisica” delle imprese attraverso riscontri sul territorio;
ricerca dei soggetti che risultano essere responsabili legalmente delle aziende al fine di reperire ogni tipo di documentazione comprovante le attività di fatto realizzate e celate al Fisco;
invio di questionari ovvero controlli ad incrocio presso fornitori o clienti delle aziende “occulte” individuate; mirate indagini bancarie tendenti a scoprire disponibilità, in capo agli evasori, derivanti dall’illecita attività economica condotta; ricostruzione dell’intero patrimonio sociale e personale dell’imprenditore, al fine di poterlo “aggredire” onde procede al recupero sostanziale delle somme dovute all’Erario.

Come comprensibile, spiega il Comandante Provinciale, tutte queste attività non sono assolutamente semplici da eseguire e spesso necessitano di alta professionalità, esperienza e, perché no, una buona dose di fortuna. Capita sovente, infatti, che all’atto dei controlli, non venga reperita né esibita alcuna documentazione fiscale e, pertanto, i finanzieri debbano ricostruire il reale volume di affari della società tramite complessi controlli incrociati presso altri soggetti economici nonché analizzando attentamente tutti i rapporti bancari dell’impresa. In qualche altro caso, attraverso complesse attività di controllo, viene accertato che le società emettono fatture per operazioni inesistenti, la cui prova della falsità dei predetti documenti viene desunta da svariati fattori che emergono nel corso delle verifiche condotte, quali, ad esempio, la mancanza di strutture operative aziendali, magazzini, macchinari, dipendenti, circostanze che non permettono di giustificare i lavori oggetto delle fatture scoperte dai verificatori o le transazioni commerciali documentalmente attestate, spesso al mero scopo di abbattere i costi della ditta utilizzatrice. Inoltre, quasi sempre, i pagamenti dei presunti lavori eseguiti o delle transazioni economiche vengono realizzati in contanti, in modo da non consentire la “tracciabilità” delle operazioni contabili. E se i più “scettici” ritenessero queste cifre assolutamente “irrecuperabili” da parte dell’Erario e, quindi, da ricondurre a mera sterile statistica, si sbaglia di grosso: esistono, per fortuna, una serie di strumenti legislativi, quali la confisca od il sequestro “per equivalente”, che consentono di aggredire i patrimoni societari o personali degli evasori che, così, non avranno scampo e dovranno restituire all’Erario quanto dovuto”.

Tutti i predetti responsabili, oltre ad essere stati segnalati all’Agenzia delle Entrate per il recupero di quanto evaso, sono stati denunciati alla Procura delle Repubblica di Siracusa per l’omessa presentazione della dichiarazione e per l’occultamento delle scritture contabili.
Dall’inizio dell’anno, sono stati finora ricondotti a tassazione oltre 40 milioni di euro quali redditi sottratti al Fisco, circa 7 milioni di euro di Iva dovuta e mai versata, a fronte di circa 70 verifiche fiscali eseguite.