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Siracusa, la scuola contro la mafia: giornata nel segno di Zaccarello e Francese

Un incitamento all’impegno e alla conoscenza, ad interpretare il mondo che ci sta attorno per essere cittadini attivi sul fronte della legalità

Un incitamento all’impegno e alla conoscenza, ad interpretare il mondo che ci sta attorno per essere cittadini attivi sul fronte della legalità. E poi un invito ai giovani affinché conoscano le storie delle vittime della mafia, ad approfondirle e a raccontarle perché siano di esempio e perché attraverso le loro vicende si comprende meglio il contrasto tra che opera per il bene e chi semina la morte. Due nomi su tutti, sono emersi, entrambi siracusani: Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso dai corleonesi a Palermo il 26 gennaio del ’79, e Carmelo Zaccarello, vittima innocente, a soli 23 anni, il 10 novembre del 1988 nella cosiddetta “strage del bar Moka”, in via Roma.

Un messaggio univoco e forte quello partito oggi dall’auditorium del liceo scientifico “Einaudi” che ha ospitato uno degli appuntamenti di “A scuola di corto”, il progetto sulla legalità dell’assessorato alle Politiche educative del Comune inserito nel piano dell’offerta formativa dell’anno scolastico in corso, dedicato al tema “Le vittime sconosciute della mafia” e coordinato da Giuseppe Prestifilippo.

Spunti di riflessione destinati agli alunni di nove scuole superiori, che alla fine della attività dovranno produrre altrettanti cortometraggi, portati da una dirigente scolastica, Valentina Grande, da un giornalista di Repubblica che si occupa di mafia, Salvo Palazzolo, e da un magistrato siracusano, Antonio Nicastro. Ad accoglierli, la professore Mariuccia Greco, in assenza della preside Teresella Celesti, e un prologo artistico dell’attrice Deborah Lentini e del chitarrista Marcello Cappellani, dedicato a Felicia Impastato, la coraggiosa madre di Peppino, ucciso dalla mafia a Cinisi il 9 maggio del 1978, che lottò per anni per l’affermazione della verità: cioè che il figlio era stato massacrato da Cosa nostra e non era saltato in aria mentre preparava un attentato.

L’assessore alla Cultura, Fabio Granata, ha dedicato il suo intervento al progetto e all’importanza di sensibilizzare i giovani alla legalità “attraverso strumenti che sentono vicini, come può essere un cortometraggio. Un prova che è anche una forma di cittadinanza attiva – ha detto l’assessore Granata – perché a cinque delle vittime sconosciute che saranno aggetto dei lavori saranno intitolate altrettante strade della città”.

Il valore dello studio e dell’insegnamento è stato evidenziato da Valentina Grande. “La mafia teme la scuola più della giustizia perché l’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, ha detto ricordando quattro magistrati che hanno lottato e lottano contro le cosche: Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Nicola Gratteri.

Salvo Palazzolo ha tratto spunto dalla vicenda di Carmelo Zaccarello per invitare i giovani a raccontarla perché attraverso il racconto dei fatti e dei personaggi “si impara a conoscere il mondo che ci sta attorno e a conoscere meglio se stessi” per essere in grado di scelte consapevoli.

Antonio Nicastro ha chiuso la mattinata evidenziando come vittime della mafia siano non solo i morti ammazzati ma anche i familiari che poi ne coltivano la memoria e lottano per avere giustizia. Il magistrato lo ha fatto ricordando la sorella di Mario Francese, Maria, e Rosaria Costa Schifani, vedova di uno degli agenti di scorta di Falcone.


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