Un applauso subito dopo la scopertura della targa e poi qualche minuto di silenzio, non indotto dallo scandire della cerimonia, ma spontaneo, dovuto a un turbinio di emozioni che ha avuto la meglio. E’ cominciata così l’intitolazione del plesso di via Calatabiano dell’XI Istituto Comprensivo “Archia” ad “Eligia Ardita e Giulia”, vittime di femminicidio.
A suggellare l’intitolazione della scuola, QUI il video che geograficamente si trova esattamente di fronte la vecchia casa di Eligia, il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. QUI l’intervista al ministro
Oltre ai genitori e alla sorella di Eligia, alla cerimonia erano presenti anche il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, la deputazione nazionale e ragionale, il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, le autorità civili e militari della provincia e i dirigenti scolastici aretusei.
“Dobbiamo chiederci se il femminicidio non sia, prima di essere l’epilogo di un fatto di polizia, l’epilogo di una crisi sociale all’interno di un nucleo familiare. Da molto tempo i Comuni in tutta Italia, e in particolare in Sicilia, non godono più di servizi sociali efficienti, i concorsi sono bloccati da oltre 20 anni. Una sana politica di servizio sociale, che sappia leggere fra le pieghe e le intrusioni di una società malata, può prevenire il delitto, intervenendo in tempo. C’è un dato che raccolgo spesso in giro, lanciato dai sindaci, e che ci impone attenzione e impegno, cosa che farò andando a Roma alla Funzione Pubblica, consapevole di interpretare un’esigenza diffusa dei sindaci, affinché il blocco dei concorsi e l’estenuante attesa burocratica non impedisca ai comuni di arrivare in anticipo a contrastare questi fenomeni” ha detto Nello Musumeci.
L’iter istruttorio per la denominazione della scuola si è concluso il 22 giugno scorso con l’adozione del decreto con cui il Prefetto di Siracusa, Giusi Scaduto, ha condiviso la ferma volontà dell’Istituzione scolastica e dell’Amministrazione comunale di Siracusa di ricordare la giovane Eligia Ardita, morta il 19 gennaio 2015, insieme alla figlia Giulia che portava ancora in grembo, per mano del marito, come confermato dalla Corte di Assise d’Appello di Catania il 13 luglio 2020 che ne ha confermato la condanna all’ergastolo.
Adesso si attende giorno 9 luglio il giudizio in Cassazione.