Siracusa, l’Ars si nasconde dietro il voto segreto e fa slittare al 2020 le votazioni per l’ex Provincia

Un voto che fa emergere l'assenza di una solida maggioranza in seno al governo regionale. Critiche dopo il voto sollevate dal Pd e dal Movimento 5 Stelle

Un blitz, un colpo di mano. Così può essere definito quanto accaduto ieri all’Ars. L’assemblea regionale ha infatti fatto slittare al maggio 2020 l’elezione – sempre di secondo livello – dei presidenti delle ex Province regionali. Ma questa volta nessuno ha voluto metterci la faccia dato che l’emendamento improvvisamente approdato in aula è stato approvato con voto segreto. Unici nomi “palesi” sono quelli degli astenuti, vale a dire il M5S e il Pd.

Gli altri, forze di maggioranza e “stampelle” della maggioranza hanno votato a favore dello slittamento, contravvenendo ai roboanti annunci che si sono susseguiti dall’insediamento del Governo Musumeci e dalle costanti rassicurazioni sul ritorno degli enti locali in mano alla politica. E proprio la politica, ieri, ha nuovamente deciso di rinviare il problema. Una spaccatura tra aula e Giunta che diventa ancora più palese analizzando le parole dell’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone che senza troppi giri di parole parla di “errore” perchè “si sarebbe finalmente data la responsabilità del Governo intermedio a persone che, comunque, portano una investitura popolare. Non lamentiamoci, dunque, se la gente poi svergogna la politica“.

Per il capogruppo Giuseppe Lupo e il parlamentare regionale del PD Antonello Cracolici “Dopo una campagna elettorale per le Europee passata a promettere a sindaci e  consiglieri un ruolo negli organismi di Liberi Consorzi e Città Metropolitane, ecco che il centrodestra getta la maschera ed al primo voto invia le elezioni di un anno“.  “Oltretutto – aggiungono Lupo e Cracolici, componenti della commissione Affari Istituzionali – la norma è stata approvata con un emendamenti presentato direttamente in Aula ed agganciato al ddl  su ‘Marina Resort’ senza il preventivo esame della Commissione“.
Critiche anche dal Movimento 5 Stelle, secondo cui “il rinvio per l’elezione degli organi delle ex Province, che slittano alla primavera del 2020 grazie ad un emendamento proposto dalla stessa maggioranza di Musumeci,  è l’ennesima prova della schizofrenia, soprattutto, dell’irresponsabilità della maggioranza sui cui si si regge l’esecutivo. Siamo alla farsa – afferma il capogruppo del M5S, Francesco Cappello – con il Presidente della Regione e la sua maggioranza che procedono in direzione diametralmente opposta, e che, soprattutto, non tengono in nessuna considerazione la barca di soldi spesi per separare le elezioni amministrative dalle Europee proprio per consentire ai Comuni che andavano ad elezioni di poter partecipare alle elezioni per le ex Province”.

Di parere diametralmente opposto invece il sindaco di Messina, Cateno De Luca che esulta per il risultato raggiunto. “Una delle clausole del discusso ‘Patto della Madonnina’, così come tra le richieste della marcia dei Sindaci del 15 maggio era il rinvio delle elezioni per le Città Metropolitane. Ringrazio il Parlamento siciliano per aver accolto la proposta formulata dal Gruppo Misto, dall’Udc, da Fratelli d’Italia, dai Popolari e Autonomisti e da Sicilia Futura. Non aveva senso celebrare queste elezioni il 30 giugno, non essendo ancora stata risolta la Finanziaria. Ora pensiamo a risolvere la situazione economica, destinando alle ex Province siciliane 350 milioni di euro da prelevare dagli FSC, così da coprire il disavanzo al 31 dicembre 2018 e garantirne la gestione corrente per gli anni 2019/2021. Solo in tale modo sarà possibile garantire tutti gli investimenti per la messa in sicurezza delle scuole secondarie, delle strade e dei viadotti”.

Insomma a poco meno di un mese dal voto tutto è stato rinviato di un anno. A niente quindi sono valsi gli accordi nati e a quanto pare mai definitivamente chiusi che per Siracusa volevano un’unica lista con un unico candidato. Una sorta di “volemose bene” che però non aveva trovato la condivisione di tutti.


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