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Siracusa, lavoratori della Bpis in un limbo: in attesa di Naspi e Tfr

Solidarietà da parte del segretario provinciale del Pd, Salvo Adorno che chiede l'intervento delle istituzioni preposte

Salvo Adorno segretario provinciale del Partito democratico di Siracusa si schiera al fianco dei lavoratori della zona industriale della Bpis, una volta una società, che lavora all’interno del polo petrolchimico dichiarata fallita, per debiti verso il fisco. La notizia sarebbe stata un fulmine a ciel sereno anche per i circa 120 dipendenti dell’azienda che sarebbero venuti a conoscenza del fatto solo stamattina.

Ancora una volta centinaia di famiglie a rischio povertà – dice Adorno – perché datori di lavoro poco lungimiranti bruciano vite, risorse ed energie umane importanti per il nostro territorio.” Oltre 100 dipendenti che oggi chiedono di sciogliere definitivamente il vecchio contratto lavorativo con la speranza di poter lavorare altrove (30 di questi sarebbero già stati assunti dalla Coemi), chiedono anche che si accelerino le procedure fallimentari per ottenere quanto dovuto, per consentire di accedere alla Naspi per ottenere il Tfr.

Questa mattina – prosegue il segretario Pd – i lavoratori della Bpis Srl, hanno saputo informalmente, per mezzo di un tam tam telefonico, di un raduno nella sede Bpis per chiedere alle istituzioni preposte di fare in fretta perché la dignità delle persone non può attendere. I lavoratori Bpis si battono per il diritto al lavoro e sollevano un problema più generale sul futuro della zona industriale legato alla ricaduta sull’indotto della crisi. Il Pd è vicino alla loro lotta e guarda al lavoro come bene e valore da difendere.”

Sulla vertenza è alta anche l’attenzione di Fiom e Uilm che attraverso una nota congiunta fanno sapere che i lavoratori non percepiscono alcuna retribuzione da novembre e che la curatela fino a quando è stato possibile ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali nelle procedure concorsuali. “Ma da quando con la Legge Fornero è stata disposta la decisione di abrogare tale possibilità – dicono le segreterie sindacali -, oggi immaginabile solo di fronte e all’interno di un esercizio provvisorio dell’impresa, l’unica alternativa alla sospensione del rapporto senza il decorso della retribuzione è quello della risoluzione dello stesso rapporto di lavoro, soluzione prospettata anche dalle organizzazioni sindacali a tutela di lavoratori che non hanno svolto alcun ruolo di concorrenti in illeciti eventualmente, attribuibili esclusivamente al datore di lavoro.”

Ma qualche cosa è andato storto e sui 90 lavatori della Bpis pesa il “vuoto normativo” di una sospensione, che gli nega la possibilità di richiedere l’indennità di disoccupazione e l’incertezza del rientro al lavoro. “Oggi – concludono – questi lavoratori vogliono sapere quali impegni intendono assumere le aziende coinvolte nel cambio appalto al fine di garantire i livelli occupazionali, e alle istituzioni chiedono attenzione, rispetto e risposte per loro e le loro famiglie perché risulta insopportabile il paradosso che stanno vivendo in questi giorni”.


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