Tutto era iniziato così: con la decisione del governatore Crocetta di chiudere le ex Province per trasformarle in Liberi consorzi dei Comuni per “risparmiare” sui gettoni del presidente e del Consiglio. Un annuncio in diretta nazionale su Rai1 dall’amico Giletti a L’Arena (lo stesso da cui è tornato adesso a pochi mesi dalle elezioni).
Tutto finirà così: con le elezioni del presidente e del Consiglio previste a novembre. L’ipotesi è più che concreta considerato che dopo numerosi rinvii è cominciata oggi in commissione Affari istituzionali all’Ars la riscrittura delle regole per l’elezione delle ex Province.
Stamattina i deputati regionali hanno iniziato a lavorare sull’elezione diretta dei Consigli e dei sei presidenti dei Liberi consorzi (Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani, considerato che Catania, Messina e Palermo sono oggi città metropolitane), con una legge che vedrà luce proprio in commissione. L’accordo di massima bipartisan sembra esserci e l’Ars potrebbe chiudere la legislatura cancellando una delle prime leggi varate dall’Assemblea.
E quindi prima la decisione di precedere perfino il Governo nazionale eliminando gli enti provinciali, poi i numerosi rinvii e le modifiche continue alla riforma, quindi una nuova interlocuzione con Roma per cancellare l’abolizione annunciata. Quel pasticciaccio brutto delle Province che conta 5 commissari in 4 anni solo per Siracusa, 40 sedute all’Ars e 7 leggi sul tema. E soprattutto un senso di precarietà lungo una legislatura per i dipendenti, unico nel suo genere dato che si parla di pubblico impiego. Anni in cui si sono accumulati debiti. Se risparmio doveva esserci, ecco… c’è stato ma solo per quanto riguarda la manutenzione delle strade locali, l’assistenza ai disabili e l’edilizia scolastica. Se questo è risparmio…
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