Scuotere la testa e chiedersi “perché?”, è questo l’ultimo gesto che sembra rimasto da fare oggi, ai funerali di Giuseppe Scarso, celebrati alle 11 nella parrocchia Maria SS. Addolorata di Grottasanta. Il pensionato ottantenne, dato alle fiamme nella notte del 1 ottobre all’interno della sua abitazione, in via Servi di Maria, si è spento mercoledì scorso al Cannizzaro di Catania dopo due mesi e mezzo di agonia.
Don Pippo, così come conosciuto nella sua zona, era un anziano docile e dolce diventato ingiustificatamente, in questi ultimi mesi, il mirino di un insano e malvagio gioco di alcuni ragazzi del quartiere, alla fine del quale l’ottantenne, riempito di liquido incendiabile e dato alle fiamme, ha perso la vita.
La chiesa stamattina era piena di persone incredule. Ma era piccola, troppo poche i partecipanti alla funzione rispetto all’eco che ha suscitato la morte di Pippo Scarso che, così come ricordato dal parroco durante la funzione, era una persona mite, di quelle che trasmettevano serenità, donando senza accorgersene.
“È difficile avvertire la presenza di Dio in tali circostanze – ammette il parroco, padre Felice – Ma egli è presente in tutte le cose, comprese le più tragiche”. Continua dicendo che è facile urlare adesso “si condanni!”, ma non è questo il compito che a noi spetta. “Guai se pensassimo che questa vicenda si potrà concludere solo tramite un esito dato dalla giustizia. La dolorosa innocenza di Giuseppe Scarso serva invece da insegnamento, a ricordare che siamo i custodi gli uni delle vite degli altri, comprese quelle di coloro che tanta sofferenza hanno provocato”.
Sono parole che lo stesso prete riconosce esser difficili da accettare in questo momento, ed è per questo che conclude “se ci diciamo cristiani, dobbiamo anche saper esserlo; perché la parola di Dio non è la parola di un uomo”. E mentre proseguono le indagini, che hanno già portato al fermo di uno dei presunti responsabili dell’omicidio, sono più i social che si interrogano e indignano rispetto invece a una città che non era affatto presente fisicamente.
È così che si chiude la cerimonia per don Pippo e, con il trasporto della bara fuori dalla chiesa di via Servi di Maria, comincia la processione. Più che disperazione, il sentimento a emergere più forte dal gruppo riunitosi qui oggi in ricordo dell’anziano uomo, è la speranza. Quella per cui don Pippo, adesso, possa essere in un posto migliore di quello che qua gli han concesso.
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