Massimo Franco, presidente di Confagricoltura Siracusa, denuncia come l’apertura dell’Unione Europea ai marchi Igp, provenienti dal mercato asiatico, siano un ulteriore colpo di grazia all’agricoltura meridionale:
“Il progetto “10+10“ che garantirà il Prosciutto di Parma ed il Grana padano sul mercato cinese in cambio regalerà dieci IGP (Indicazione geografica protetta) ai produttori asiatici e il rischio è che, ancora una volta, vengano sacrificate le nostre produzioni, le nostre eccellenze. E’ accettabile che l’agricoltura meridionale venga sempre barattata in cambio di prodotti industriali o prodotti agroalimentari sul continente?”
Lo denuncia Massimo Franco, presidente di Confagricoltura Siracusa, che ricorda come la provincia di Siracusa e le sue coltivazioni sono fortemente interessate da queste aperture di mercato. “Sul nostro territorio ci sono 3 IGP: Ciliegino di Pachino, Limone di Siracusa e Arancia rossa – rileva Franco -. Poi abbiamo per i vini Eloro DOC, Moscato di Noto DOC, Moscato di Siracusa DOC.. In Cina la sola regione agrumicola è un po’ più grande dell’intera Sicilia. Di pomodoro trasformato siamo già inondati, ci manca che arrivi prodotto fresco certificato per completare l’opera. La Commissione Europea ritiene strategico trasferire questi modelli colturali che con tanti sacrifici i nostri agricoltori adottano, spesso senza le giuste gratificazioni. Fantastico!
Ma la Cina non è l’Europa. Pensate che questo Paese ha adottato un programma per la raccolta, salvaguardia e coltivazione di almeno il 20% di tutte le specie vegetali del mondo e dispone di centri di ricerca e ricercatori che farebbero arrossire i nostri illuminati scienziati, figuriamoci la pletora di stipendiati che purtroppo oggi rappresenta larga parte della nostra ricerca pubblica.
La Cina, è sicuramente il più grande mercato di consumo al mondo nell’ambito del cosiddetto “progetto 10+10” ha ottenuto dalla Commissione europea il riconoscimento di dieci denominazioni di prodotti alimentari cinesi, di cui la pesca “Pinggu da Tao” e l’asparago “Dongshan Bai Lu Sun” sono le ultime due ad aver ricevuto lo status di indicazione geografica all’interno dell’UE. Queste dieci denominazioni cinesi vanno ad aggiungersi alle oltre 1.000 denominazioni di prodotti agricoli e alimentari protette all’interno dell’UE (di cui 13 sono indicazioni geografiche non UE).
Vogliamo una volta per tutta considerare che sugli accordi bilaterali esistono clausole di salvaguardia sui tempi e i volumi che vengono sempre disattesi?”
In termini di valore, la Cina è tra i cinque principali mercati di esportazione di prodotti IG dell’UE (prodotti agricoli, alimentari, vini e bevande spiritose), è più opportuno concentrarci su come aumentare queste esportazioni e non come trasferire metodi di eccellenza nelle coltivazioni.
Gli effetti di questo protocollo possono avere gli stessi effetti di come gestiamo gli accordi bilaterali sul commercio, e cioè disastrosi.
Stiamo dando ulteriori strumenti a Paesi come la Cina dove il costo di produzione è insignificante per annientare la nostra capacità agricola ed alimentare. E un Paese si misura anche dalla sua agricoltura. La Commissione Europea, e la Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale sta trascurando le ripercussioni che ne potrebbero derivare le ben 296 IGP e DOC in Italia.
Oggi in Europa arrivano oltre 900 container a giorno della più svariata tipologia di produzione, prepariamoci ad aggiungerne altri 900 di prodotti agricoli IGP cinesi.
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni






