“Se la manovra del Governo Monti graverà per non meno di un miliardo soltanto sulle spalle degli agricoltori, anche in provincia di Siracusa il conto sarà salatissimo per le oltre settemila imprese agricole. E’ per questo che chiediamo a tutti i parlamentari che dovrebbero rappresentare questo territorio di far sentire la loro voce nelle sedi opportune”.
Il richiamo del presidente di Confagricoltura Siracusa, Massimo Franco, si fa carico delle tante preoccupazioni degli agricoltori siracusani. L’allarme di Confagricoltura parte da una prima stima dell’incremento della base imponibile dell’Imu (Imposta municipale unica) che sostituisce l’Ici, con aumenti del 50% per i terreni e che, soprattutto, colpirà per la prima volta anche i fabbricati rurali funzionali all’attività agricola come cantine, stalle e masserie. Secondo le stime elaborate dal Centro Studi dell’organizzazione agricola, l’imposizione fiscale per un’azienda di circa 50 ettari (colture seminative e foraggiere) con quattro fabbricati rurali che attualmente versa un’Ici sui soli terreni di circa 2.200 euro, con la nuova tassazione passerebbe ad un totale di oltre 8.600 mila euro, con un aumento che supera il 300%.
“Riteniamo che sia un’imposizione bizzara – sostiene Confagricoltura Siracusa – per un comparto che è il fiore all’occhiello del Made in Italy non solo per l’agroalimentare ma che qualifica un turismo sempre più attento al territorio e quindi alle campagne. Il settore agricolo, che negli altri Paesi sviluppati è posto al centro delle agende legislative e normative per supportarne crescita e sviluppo, in Italia viene munto come una vacca. I caseggiati rurali, spesso con chiese annesse che rappresentano un patrimonio storico e culturale di grande pregio, oggi corrono il rischio di diventare un peso e non un bene da salvaguardare come elemento distintivo e di supporto per le aziende agricole.
Il nostro settore, la terra, non può e non vuole delocalizzare e già da un contributo sostanziale al risanamento dei conti pubblici, mantenendo l’occupazione e continuando a produrre in quadro competitivo disastroso capace solo di aver globalizzato i prezzi di vendita dei prodotti e non i costi di produzione, da noi anche dieci volte più alti. Questa è una misura disastrosa per noi, ma anche per il Paese. Per Massimo Franco la deputazione locale “in tutte le istituzioni di intervenire per correggere urgentemente questo aspetto del decreto. Confagricoltura dal canto suo continuerà il suo pressing, convinta che occorra salvare l’Italia ma senza condannare l’agricoltura italiana”.
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