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Siracusa, morte di Licia Gioia. I periti del Gup confermano il suicidio, la Procura no… a marzo udienza conclusiva

Questa mattina il gup ha ascoltato i periti da lui stessi nominati, che nelle loro conclusioni indicavano come prospettabile e compatibile agli elementi disponibili la tesi del suicidio

Nessun nuovo “esperimento giudiziale”, nessuna nuova “simulazione” in laboratorio. Quindi il processo su Licia Gioia si concluderà con la discussione finale delle parti il prossimo 26 marzo. All’udienza di questa mattina, il Gup del tribunale di Siracusa, Salvatore Palmeri, ha ritenuto non indispensabile un ulteriore approfondimento sulla morte del maresciallo dei Carabinieri trovato senza vita la notte del 28 febbraio del 2017 e per cui è sotto processo in abbreviato per omicidio il marito, Francesco Ferrari, 46 anni, agente della Questura di Siracusa.

Nel corso della precedente udienza di novembre era stata depositata agli atti la foto scattata dai Ris che ritraeva il palmo della mano destra di Licia piena di puntini rossi di sangue (back spatter). Per i consulenti del Pm Gaetano Bono e della famiglia Gioia, se fosse stata lei a impugnare la pistola quei puntini non sarebbero potuti comparire e ciò farebbe propendere per l’omicidio e non per il suicidio. Inoltre, i periti del pm hanno anche sostenuto che il primo colpo potrebbe esser stato quello alla gamba e il secondo alla testa. La Procura di Siracusa sostiene la tesi di un omicidio avvenuto al culmine di una lite, la difesa dell’agente di Polizia, rappresentata dall’avvocato Stefano Rametta, ritiene invece che la moglie, in preda ad una crisi nervosa, si sarebbe sparata alla testa con la sua pistola di ordinanza nonostante i suoi tentativi di fermarla.

Questa mattina il gup ha ascoltato i periti da lui stessi nominati, che nelle loro conclusioni indicavano come prospettabile e compatibile agli elementi disponibili la tesi del suicidio, che hanno dovuto relazionare su quella foto della mano della donna. E i periti hanno confermato la propria posizione, ritenendo questi elementi che non mettono in crisi le conclusioni a cui sono arrivati. Per loro, quindi, si tratta di suicidio, il Pm invece sostiene che la tesi dei consulenti sarebbe lacunosa, con i periti che non avrebbero tenuto in considerazione alcuni dettagli ritenuti invece fondamentali. Prossima udienza, adesso, il 26 marzo. Con le discussioni di Pm e avvocati e, al termine, con la sentenza.


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