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Siracusa, morte di Licia Gioia. Il marito poliziotto assolto perché “il fatto non sussiste”

Il Pm, Gaetano Bono, al termine del suo intervento ha chiesto l’assoluzione per mancanza della prova, il giudice ha assolto Ferrari perché "il fatto non sussiste"

Il Gup del tribunale di Siracusa, Salvatore Palmeri, ha ritenuto non colpevole Francesco Ferrari, il poliziotto indagato per la morte della moglie il maresciallo dei Carabinieri, Licia Gioia, trovata senza vita la notte del 28 febbraio del 2017 nella villetta di contrada Isola.

Il poliziotto era sotto processo in abbreviato per omicidio volontario e questa mattina si è tenuta l’udienza conclusiva: il Pm, Gaetano Bono, al termine del suo intervento ha chiesto l’assoluzione per mancanza della prova, il giudice ha assolto Ferrari perché “il fatto non sussiste”.

La Procura di Siracusa (rappresentata dal Pm Marco Di Mauro fino al rinvio a giudizio e da Gaetano Bono in fase processuale) ha sostenuto la tesi di un omicidio volontario e quindi doloso avvenuto al culmine di una lite, la difesa dell’agente di Polizia, rappresentata dall’avvocato Stefano Rametta, ha invece ritenuto sempre che la moglie, in preda ad una crisi nervosa, si sarebbe sparata alla testa con la sua pistola di ordinanza nonostante i suoi tentativi di fermarla.

Per i consulenti del Pm Gaetano Bono e della famiglia Gioia, se fosse stata lei a impugnare la pistola i puntini rossi di sangue sul palmo della mano destra di Licia non sarebbero potuti comparire e ciò avrebbe dovuto fare propendere per l’omicidio e non per il suicidio. A sostegno della tesi del poliziotti invece i ctu del Gup, l’esperto di balistica Felice Nunziata e il medico legale Cataldo Raffino, che hanno ritenuto quegli elementi tali da non mettere in crisi le conclusioni a cui erano arrivati.


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