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Siracusa, né resort di lusso, né residence per ricchi: alla Pillirina continuano i no della politica ambientalista a Elemata Maddalena

"Ci suscita grandi perplessità il parere positivo formulato dalla Sovrintendenza, perché quel residence non è conciliabile con la tutela archeologica, paesaggistica ed ambientale del sito"

Né resort, né residence. Dopo il via libera della Soprintendenza alla rimodulazione del progetto iniziale che vedeva su punta della Mola l’insediamento di un resort di lusso, sono iniziate le prime levate di scudi da parte del mondo ambientalista e politico. Dopo Europa Verde e Fabio Granata adesso è il turno di Lealtà & Condivisione (che ha due assessori in Giunta, Carlo Gradenigo e Rita Gentile) che in una nota non firmata – quindi si presuppone condivisa dall’intero movimento – parla di un “residence per ricchi” in un bene che “abbiamo imparato ad amare e sentire come nostro. Un bene comune che ora rischia di essere recintato e negato alla collettività”.

Anche se il “bene comune” è proprietà privata, terreno acquistato da anni dal marchese Di Gresy che le ha provate tutte per realizzare il suo resort, fino a proporre numerosi ricorsi (perlopiù persi a dire il vero). Adesso ha messo nero su bianco la disponibilità a rinunciare a uno di essi su punta della Mola (il 2095/2016) e per quanto riguarda gli altri si dice pronto a ritirarli se questo progetto potrà andare a buon fine. Fatto che il mondo ambientalista ritiene quasi ricattatorio, anche perché il resort occuperà un’area dichiarata di importante interesse archeologico, nel 1971, dal Ministero della Pubblica Istruzione, e proprio lì, intorno alle future case, si estende “una delle più importanti necropoli preistoriche della Sicilia” e insistono “innumerevoli fornaci per la calce di età romana”, come scrisse il Sovrintendente Voza ed è riportato nel secondo decreto di vincolo archeologico, nel 1983.

E pazienza se alla fine l’ok dell’ente di piazza Duomo verte su alcuni punti chiave: nessuno scavo nelle aree sottoposte a vincolo, restauro e sistemazione sotto la stretta sorveglianza del personale della Soprintendenza, nessun cambio di destinazione d’uso da abitazione a casa vacanze, recupero e valorizzazione dell’area in cui sono presenti tombe preistoriche e antiche carraie, sottoporre ogni variante – anche minima – a nuova autorizzazione. Discorso a parte merita per il recupero delle “opere ipogeiche” realizzate durante la seconda guerra mondiale all’interno della batteria Emanuele Russo: non saranno, almeno in questa fase, oggetto d’intervento ma è stato ritenuto opportuno chiedere la presentazione di un progetto ad hoc con analisi più dettagliata.

“La Pillirina è come Vendicari – conclude la nota di L&C – Per tutte queste ragioni ci suscita grandi perplessità il parere positivo formulato dalla Sovrintendenza, perché quel residence non è conciliabile con la tutela archeologica, paesaggistica ed ambientale del sito. E sbaglieremmo, come amministrazione comunale, presto chiamata a pronunciarsi, se non prendessimo nella giusta considerazione tutti questi elementi e, soprattutto, l’interesse primario della collettività in quello che non è un tratto di costa qualunque, da privatizzare come (purtroppo) molti altri, ma è un bene comune. Per la sua storia, che è la nostra, e per la sua bellezza, che è di tutti”.

In attesa di comprendere se e come vorrà recintare, se e come vorrà garantire il libero accesso al mare e alle spiagge tanto amate dai siracusani, se e come vorrà garantire la fruizione del territorio nonostante il residence, Elemata avrà ancora la certezza di partire in salita.


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