Nuove piogge vecchie buche, un ritornello al quale siamo abituati. Il cattivo tempo di questi giorni, fuori dalle nostre consuetudini, ci ha trovati impreparati. L’acqua che è venuta giù, bene prezioso per innaffiare campi, pulire strade, piazze e tetti ma soprattutto per ripristinare le risorse idriche sui monti, scava e trasporta nel suo passaggio tutto ciò che di “caduco” vi è.
“Caduco” è ciò che è di breve durata come le riparazioni delle “tante buche” per le strade. Buche che talvolta diventano voragini franando su se stesse, o buche da contorni più modesti perché sostenute dal terreno sottostante nel non franare, ma sicuramente riparate male.
E così non è insolito incontrare sul proprio cammino le “pozzanghere”, piccoli laghetti che nascono come funghi dopo una giornata di pioggia intensa come quelle degli scorsi giorni.
C’era una buca una volta (potrebbe sembrar l’inizio di una fiaba per bambini ma invece è una storia per adulti) all’ingresso del passaggio Adorno, in quel parcheggio di fronte all’Intendenza, riservato ai residenti e dal quale si può godere uno splendido panorama sul Porto Grande.
C’era una buca dunque che giorno dopo giorno diventava sempre più grande, vuoi per l’usura dovuta al passaggio delle macchine dirette al parcheggio, vuoi per l’incuria che è devastante sulle cose.
Poi, dopo segnalazioni varie, compresi gli articoli partiti da questa Redazione, fu riparata ma forse solo superficialmente. Ed ecco che a distanza di qualche mese e con il contributo delle piogge, la buca si è riformata ed ora è uno splendido laghetto.
di Giangiacomo Farina
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