Immagini di videosorveglianza e il terzo complice, quello che non ha partecipato all’ultimo raid mortale. Sono stati soprattutto questi gli elementi che hanno portato all’arresto del giovane Andrea Tranchina, 18 anni, che, per un “gioco” incomprensibile ha causato la morte di Pippo Scarso, bruciato vivo nella sua abitazione e morto dopo una lunga agonia all’ospedale Cannizzaro di Catania con la complicità di un coetaneo irreperibile.
Ricercato all’estero per il momento, e sulle sue tracce si è messa l’Interpol, per provare ad assicurare alle patrie galere il secondo presunto responsabile dell’omicidio dell’80enne don Pippo. Il procuratore capo, Francesco Paolo Giordano – assieme al Pm Andrea Palmieri, al questore Mario Caggegi e al dirigente della Squadra Mobile Rosa Alba Stramandino con il vice Rosario Scalisi – ha raccontato, questa mattina, alcuni dettagli delle indagini sottolineando uno scenario di “scarsa collaborazione” da parte degli abitanti della zona e di chi avrebbe potuto fornire elementi utili agli inquirenti ma non l’ha fatto.
La polizia, a stretto contatto con la Procura, ha lavorato sulle immagini di videosorveglianza provando a ricostruire la vicenda nei tre episodi che hanno preso di mira l’anziano, in un crescendo culminato con l’incendio, appiccato spruzzandogli contro del liquido infiammabile, dopo avere sfondato la porta d’ingresso dell’abitazione, probabilmente con un calcio. In questo caso sarebbero stati in due.
Tranchina e il secondo giovane, attualmente ricercato e sul quale pende un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sarebbero gli autori materiali dell’omicidio, il terzo giovane componente del gruppo, che non ha partecipato alla “spedizione punitiva” che è poi stata la causa della morte di Scarso il 2 ottobre, era invece presente negli episodi precedenti del 28 e del 30 settembre.
Poi, forse, aveva notato di essere già andato oltre. Ad allineare tutta una serie di informazioni anche un quarto teste, al quale i due avevano confidato l’ignobile atto. I giovani non erano inseriti nel mondo della criminalità e questo certo non ha reso semplice il lavoro delle forze dell’ordine, quindi l’abbinamento dell’identità alle immagini in possesso della Polizia non è stato certo facile, come ha ammesso il sostituto procuratore Palmieri. Un crescendo di violenza: prima con le sterpaglie date alle fiamme e gettate in casa (denunciato dall’anziano deceduto), nel secondo causando piccole ustioni a Scarso e poi il terzo e ultimo. Fatale.
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