Sgominato dai Carabinieri di Siracusa un traffico internazionale di clandestini.
Sono finiti in carcere ieri, due cittadini pakistani Saif Ali di 24 anni e Siddique Ahmed Sajjad di 27 anni.
Agli arresti domiciliari l’avvocato Caruso Francesco, 72 anni, già ristretto ai domiciliari per le medesime ipotesi delittuose di una precedente indagine sull’immigrazione clandestina di extracomunitari africani.
L’indagine ha preso il via nel’aprile del 2009, nei periodo del vertice G8 a Siracusa.
In quei giorni i militari dell’Arma hanno eseguito decine di perquisizioni e di controlli finalizzati a garantire la sicurezza ai Ministri dell’Ambiente.
Nell’ambito di questi più ampi controlli un gruppo di pakistani fu fermato a Solarino e questi dichiararono di abitare in Ortigia, accanto al castello Maniace.
Una presenza che sembrava sospetta proprio a poche centinaia di metri dal luogo del G8 fece scattare il controllo presso l’appartamento dichiarato per verificare che i fermati abitassero realmente dove avevano dichiarato.
Dalla perquisizione venne fuori uno scenario inquietante: un computer con diversi cellulari collegati e fu trovata anche una pistola calibro 6,35 di fabbricazione belga.
Con il coordinamento della Procura della Repubblica vennero avviate approfondite indagine per comprendere come e quando i cittadini pakistani erano entrati nel paese ma soprattutto per far luce su quell call-center abusivo.
Osservazioni, pedinamenti e intercettazioni sulle loro utenze permisero di definire i contorni di una organizzazione criminale capace di operare con grande competenza e criminale professionalità per favorire l’ingresso illecito di personei sul territorio nazionale.
La struttura aveva un capo in Italia, Siidique Ahmed Sajjad, detto Michele, che gestiva i contatti con il Pakistan – per organizzare i viaggi- e con la Spagna – per procacciare i numeri di carte di credito con cui pagare i viaggi
In Spagna infatti altri pakistani impiegati in alberghi copiavano i numeri delle carte di credito dei clienti e passavano le informazioni i in Italia a “Michele”.
Il viaggio verso l’Europa, verosimilmente destinato alle classi ricche, costava una media di 12 mila euro a persona.
Il fulcro del business era Lahore in Pakistan dove il padre di Michele , referente locale, dopo aver trovato il potenziali clienti faceva partire la”macchina”.
Il cliente versava il denaro ad un terza persona di fiducia.Questi aveva il compito di tenere la somma fino a conclusione della trattativa ed alla definizione dei dettagli del viaggio (compenso 1000 euro per passeggero).
L’organizzazione disponeva di un produttore di passaporti in Pakista, capace di produrre passaporti veri o falsi, utilizzando generalità utilizzabili per sesso ed età del cliente o cambiando le generalità dei soggetti che già avevano fatto ingresso in Italia (1000 euro per passeggero).
La “legalità” in Italia era gestita da un avvocato, Francesco Carsuo, che si occupava del rilascio di falsi nulla osta per lavoro subordinato in favore dei soggetti indicati dall’organizzazione (5000 euro per persona).
Per la polizia di frontiera pakistana era previsto un compenso di 1000 euro a persona per passare senza problemi la frontiera con l’accompagnamento personale fino all’aereo.
Per i gestori dell’organizzazione il compenso era di 4000 euro a viaggiatore. Il biglietto aereo per il viaggio era, come già detto, a carico della carta di credito di turisti ignari.
Con questo meccanismo riuscivano a mettere insieme tra i 20 e 30 viaggi al mese da Lahore a Milano Linate o Catania.
Quando i viaggiatori atterravano con le loro carte in regola avevano 8 giorni di tempo per presentarsi in Questura per il rilascio del permesso di soggiorno. Ma a questo punto i “visitors” sparivano nel nulla


