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Siracusa, ostello di Cassibile a pagamento nel 2022. Il prefetto: “il villaggio è solo un primo step”

L’obiettivo finale non è quello di esportare l’ostello per risolvere un problema lavorativo tra privati (lavoratori e aziende) ma lasciarlo per la vera finalità cui è nato: le emergenze di Protezione civile

Il sogno neanche troppo nascosto del prefetto di Siracusa Giusi Scaduto è quello di chiudere l’ostello dei migranti a Cassibile. Tra un paio d’anni, certo, il tempo di far comprendere a tutti che non si può vivere in una tendopoli e che non può essere lo Stato a doversi sobbarcare costi e oneri nelle trattative di lavoro tra privati. “Non nascondiamo la polvere sotto il tappeto, ma questa dell’ostello non è una risposta unica e definitiva al problema – spiega – Con una punta di 400 lavoratori stagionali, saremmo stati ipocriti e stupidi a pensare di risolvere così il problema”. Ecco, la politica che continua a ritenere “un modello” l’ostello dedicato ai lavoratori stagionali dovrebbe avere una visione, invece si ferma tutto alla superficie. E alle pacche sulle spalle. Facendo finta, loro sì, di non vedere cosa accade a pochi km di distanza dalla favola del villaggio di Cassibile. Quella tendopoli in cui una ventina o poco più di migranti regolari sopravvive come se nulla fosse cambiato.

L’ostello è, infatti, solo un primo step: “non abbiamo puntato sull’accoglienza (non sono migranti appena sbarcati che hanno bisogno di tutto) ma parliamo di lavoratori – spiega il prefetto -. Questa è una soluzione che permette di evitare il sorgere di quelle grandi tendopoli con situazioni sanitarie precarie non degne di questa provincia. Nel frattempo abbiamo iniziato a far emergere il sommerso, perché all’ostello si può accedere solo con permesso di soggiorno e contratto. E dal prossimo anno pensiamo anche a chiedere un contributo da parte dei lavoratori”. Nel 2023, quindi, per accedere al villaggio per braccianti bisognerà pagare. Non sarà molto, probabilmente, ci sarà modo e tempo per definirlo ma si va per questa ipotesi.

“L’ostello dei lavoratori stagionali all’interno del campo di accoglienza di Cassibile, nel Siracusano, diventi una struttura permanente e un “modello” da replicare in altri territori dell’Isola” ha detto l’assessore regionale alle Politiche sociali, Antonio Scavone, durante il tavolo tecnico a Cassibile lo scorso 27 maggio. Ecco, il timore è proprio questo: pensare a un modello da replicare senza avere in mente il progetto complessivo. Anche perché il “Protocollo per la prevenzione delle attività illecite in agricoltura e degli insediamenti abitativi spontanei”, sottoscritto a maggio 2021 con i sindaci della provincia, l’Inps, il Centro per l’impiego, l’Ispettorato del Lavoro, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e l’Ente bilaterale agricolo territoriale (Ebat) già si riferiva anche a una sistemazione alloggiativa diffusa con spazi pure in provincia (a Lentini e Pachino) con un contributo pari a 100 euro per l’affitto di una casa da parte di ogni lavoratore, ma quest’anno non ne è stato fatto uso.

“Noi abbiamo provato a dare una mano per eliminare la baraccopoli – aggiunge – ma è un problema del privato scaricato sul pubblico”. L’apertura dell’ostello a Cassibile e le misure adottate dall’Ebat (tra cui la realizzazione di una piattaforma utile a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, che potrà essere utilizzata l’anno prossimo ma che già vede una prima sensibilizzazione all’uso) hanno, infatti, rappresentato solo alcuni dei tasselli di una strategia che vuole essere più ampia ed incidere su ogni forma di illegalità nella filiera alimentare.

“Si tratta di cambiamenti culturali e di una coesistenza di forme di illegalità che stiamo cercando di contrastare non solo in agricoltura – ancora il prefetto, che da quando si è insediata ha disposto 8 interdittive nei confronti di  aziende agricole cercando di intervenire a 360 gradi – ma io sono titolare di un’azione di prevenzione e non di repressione. E sono queste che favoriscono il cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno. Per questo spero già che l’anno prossimo possiamo ipotizzare di essere alla fine dell’ostello, anche perché l’obiettivo è di non creare disparità tra lavoratori italiani e stranieri”. Ecco, l’obiettivo finale non è quello di esportare l’ostello per risolvere un problema lavorativo tra privati (lavoratori e aziende) ma lasciarlo per la vera finalità cui è nato: le emergenze di Protezione civile. Ognuna delle parti chiamate in causa dovrà però fare la propria parte: Comuni, forze di polizia, associazioni datoriali, imprenditori, lavoratori. E se si incrociano domanda e offerta, allora il caporalato avrà gli anni contati.

Aver pensato a una prima soluzione ha messo in moto un percorso virtuoso e una sinergia istituzionale innescando meccanismi che portano a non subirli, i fenomeni. “Sono pronta ad ascoltare contributi costruttivi non distruttivi – conclude il prefetto Scaduto – la sinergia perfetta tra Comuni, Prefettura e forze di Polizia ha permesso l’intervento della Regione con un giornaliero controllo sanitario. E gestire una situazione con delle regole aiuta”.

Il vero obiettivo? Nel 2023 appartamenti in affitto, nessun lavoratore – italiano o straniero – in nero, sfruttato, che debba vivere in una tendopoli. Ecco, questo allora sì che sarebbe un bel modello da imitare. E da esportare.


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