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Siracusa, piano di qualità dell’aria bocciato: le reazioni di Confindustria, sindacati e politica

Sia il numero uno degli industriali sia le organizzazioni sindacali aprono a un confronto con la Regione, che dal canto suo a oggi si nasconde dietro a parole di "facciata"

Una cosa è certa: adesso tra Regione siciliana e aziende del polo industriale siracusano urgerà dar vita a un dibattito serio e concreto. Così com’è certo che la sentenza del Tar sul piano regionale di qualità dell’aria – impugnato dagli industriali – boccia su tutto il fronte l’operato della Regione.

L’odierna sentenza del Tar che accoglie tutte le motivazioni delle aziende ricorrenti avverso al Piano Regionale di tutela della qualità dell’aria in Sicilia, conferma quanto affrettate ed ingiustificate ma soprattutto lesive fossero alcune prescrizioni impartite alle aziende stesse – dichiara Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa -“.

Il numero uno degli industriali siracusani ricorda come da mesi l’associazione e le aziende del polo industriale siracusano abbiano invocato confronto con i tecnici dell’assessorato all’Ambiente “con l’obiettivo comune di apportare dei correttivi al Piano affinché le misure derivanti dal Piano stesso fossero realmente efficaci per la salute della popolazione e tenessero conto della sostenibilità economica dei costi relativi.” Confronto che probabilmente oggi si rende ancora più necessario. Anche a detta di Bivona.

Oggi – prosegue -, nel ribadire che è importante ed imprescindibile che la Regione si doti di un Piano di tutela della qualità dell’aria che sia rispettoso di tutte le norme comunitarie e nazionali in vigore, nonché dell’ordinamento giuridico, auspichiamo che presto si possa aprire un confronto costruttivo su quanto rilevato nella sentenza del Tar. Le Aziende interessate si impegnano, nel contempo, a proseguire i propri progetti  di miglioramento e adeguamento previsti nelle Aia”.

Ma il presidente di Confindustria non è il solo a ritenersi soddisfatto dell’esito processuale, perchè anche i sindacati e parte della politica adesso pressano il governo regionale.

Apprendiamo con soddisfazione l’esito della sentenza del Tar che annulla il provvedimento del presidente della Regione, Nello Musumeci, “congelando” di fatto le prescrizioni del Piano regionale di tutela della qualità dell’aria approvato nel luglio 2018 e adesso siamo pronti a sederci insieme attorno a un tavolo per il rilancio dell’industria”. Lo afferma Luisella Lionti, commissario straordinario territoriale della Uil Siracusa-Ragusa-Gela, insieme con l’intero Settore Industria della Uil. “Tutti concordi sul fatto che adesso si apre un nuovo capitolo – ha aggiunto Lionti – che dovrà garantire soprattutto i lavoratori nel pieno rispetto dell’ambiente. Noi siamo sempre stati dell’opinione che industria non debba essere necessariamente associata alla parola inquinamento ma sviluppo economico nel pieno rispetto delle regole”.

E a tal proposito il Settore Industria della Uil incontrerà i lavoratori in assemblea, venerdì prossimo 31 luglio dalle 8 alle 10. Si parlerà appunto di “Quale futuro senza industria?” con l’introduzione di Luisella Lionti, gli interventi di Saveria Corallo, Santo Genovese e Sebastiano Accolla (rispettivamente segretari Feneal, Uilm e Uiltec), la relazione di Andrea Bottaro (Segretario nazionale Uiltec) e le conclusioni di Claudio Barone, segretario regionale della Uil.

Dello stesso tenore le parole di Vera Caradi e del settore industria della Cisl (Femca, Fim, Filca, Fit, Fisascat e Flaei). “Queste tematiche non si affrontano con isterismi e ambientalismi esasperati e fuori da ogni logica. Bisogna mettere in campo scienza e coscienza. Il sindacato è da sempre disponibile ad affrontare con grande senso di responsabilità una tematica così importante per il territorio e per l’industria. Ma la cosa importante, superato questo problema, è capire che bisogna andare oltre. Non sono più possibili alibi e scuse – vale soprattutto per le aziende – e mettere in campo investimenti e progettualità. Quello che sempre abbiamo sostenuto, con l’aiuto della tecnologia, investimenti e programmazione si ottengono risultati che sono, poi, ricadute economiche e occupazionali per il nostro territorio. La sentenza di oggi diventa, adesso, il punto di partenza per un nuovo impegno di tutte le parti. Subito un tavolo, sindacato e politica a salvaguardia del lavoro e ambiente.”

Per Gianpaolo Miceli di Cna Siracusa la recente sentenza del Tar sul Piano regionale dell’Aria può diventareun’opportunità per la Sicilia, non tanto nel merito della decisione presa dai giudici amministrativi quanto per la necessità che questa impone di riflettere su un tema troppo spesso oggetto di note stampa di fazioni contrarie, abituate ad intervenire senza una logica di sistema. Gli atteggiamenti espressi dalle diverse parti in campo oggi indicano un cambio nell’approccio a temi così sensibili, apparentemente disponibili a discutere da comunità senza contrapposizioni preconcette – prosegue Miceliforse sarebbe bastato assumere questo atteggiamento prima di approvare il Piano, confrontandosi al meglio preventivamente con le parti sociali, per evitare l’ennesima diatriba legale che ha come conseguenza sempre quella di rallentare ogni tipo di decisione per il territorio”.

Il vicesegrerario provinciale di Cna Siracusa adesso confida in un atto concreto e distensivo da parte dell’assessore Cordaro, “di cui conosciamo la sensibilità, consci del fatto che il percorso per trovare la giusta sintesi tra le esigenze di sviluppo e la tutela dell’ambiente non può essere repentino né tantomeno individuale, certamente scevro da ogni protagonismo ma spinto soltanto dalla voglia di trovare, insieme, una strategia comune”.

E se i sindacati continuano a invocare un tavolo di confronto tra le parti, la politica regionale non lesina critiche nei confronti del governatore Musumeci.

Come era facilmente prevedibile, il Tar ha bocciato il Piano dell’Aria della Regione Siciliana, accogliendo sostanzialmente tutti i rilievi presentati dalle aziende – afferma Giovanni Cafeo, deputato regionale di Italia Viva all’Ars -. La pervicacia del Governo, unita all’arroganza e all’atteggiamento superficiale di chi ritiene superfluo investire in uno dei settori trainanti dell’economia mondiale come quello industriale per puro preconcetto, oltre ad essere state sconfitte di fatto dai dati economici che nel nostro territorio confermano la tenuta dell’economia proprio grazie alla zona industriale, lo sono adesso anche di diritto – spiega Cafeo – grazie ad una sentenza chiara e netta ma non certo inattesa”.

Prescrizioni più stringenti di quelle già rigide comunitarie, dati vecchi e inattendibili, assenza di una comparazione del rapporto costi/benefici sono alcuni dei rilievi mossi dal Tar e da tempo sollevati anche dalle imprese siciliane – prosegue l’On. Cafeo – con appelli rimasti sostanzialmente inascoltati, al di là dei soliti tavoli convocati per perdere tempo”.

Adesso il Governo Musumeci si trova davanti ad un bivio – continua l’On. Cafeo – da una parte continuare a boicottare volutamente il settore industriale, assumendosi però pubblicamente la responsabilità dei danni inferti all’economia e all’occupazione e dall’altra cambiare finalmente rotta, prendere atto dell’importanza del settore e provare a immaginare una visione futura delle politiche industriali, nel segno della sostenibilità e della rigenerazione, con il Pubblico finalmente alleato e propositivo rispetto all’investimento privato e non più da ostacolo”.

Se la scelta ricadrà verso la seconda opzione, non avremo difficoltà, pur nel ruolo di opposizione responsabile, a contribuire insieme allo sviluppo economico dell’Isola – conclude l’On. Cafeo – ma se l’atteggiamento resterà uguale a quello visto fino ad oggi, allora continueremo se necessario anche a fare le barricate per difendere il diritto dei Siciliani ad avere un futuro migliore”.

Anche Anthony Barbagallo, deputato regionale del Pd e segretario provinciale dei democratici non va per il sottile. “Il governo degli annunci, quello guidato da Musumeci, non ne azzecca una. Non bastava il caos legato al ciclo dei rifiuti, le riforme incompiute, le infrastrutture lasciate nel degrado. Anche il piano regionale di tutela della qualità dell’aria si rivela l’ennesimo pasticcio e viene stoppato dal Tar evidenziando, tra le altre cose, l’inadeguatezza della rete delle centraline di monitoraggio”.

Resta adesso da capire quale sarà l’atteggiamento della Regione. Di certo la presidenza è con le mani legate, visto anche che il Tar ieri in sentenza l’ha estromessa dal ricorso. La palla passa quindi all’assessorato Territorio e Ambiente guidato da Toto Cordaro, che dovrà stabilire se giocarsi la carta del ricorso al Cga o se avviare le interlocuzioni e ripartire da zero con l’istituzione del piano di qualità dell’aria. Al momento però bocche cucite e una dichiarazione di “facciata”. “Apprendiamo della sentenza del Tar di Palermo – dichiara l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Toto Cordaro – che riguarda il Piano della tutela e della qualità dell’aria della Regione Siciliana. Non siamo ancora in possesso delle motivazioni relative al Piano, redatto dall’Arpa-Sicilia; di conseguenza, seppur le sentenze vanno applicate sempre, ci riserviamo di esprimerci non appena tale provvedimento sarà notificato. Quanto agli obiettivi del Governo regionale, restano per noi priorità assolute la tutela dell’ambiente e della salute pubblica e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Come conciliarle, lo concorderemo in un confronto leale con le parti interessate”.

Il segretario generale della Cgil di Siracusa, Roberto Alosi: “La sentenza del Tar, che accoglie i ricorsi delle multinazionali del petrolio e del cemento contro il piano regionale di tutela dell’aria, rappresenta il fallimento della politica. Come sindacato abbiamo più volte sollecitato  una soluzione concordata al tavolo negoziale, che mettesse assieme i temi del rilancio dell’industria, dell’occupazione e della tutela dell’ambiente. Oggi questo tavolo diventa ancora più urgente: la sentenza del tribunale amministrativo regionale certifica l’esistenza di un problema che era già noto, che continua a esistere e che va risolto. Il tema della transizione energetica non può essere affrontato con superficialità e le sentenze della magistratura come questa, piuttosto che mettere un punto su temi delicati come quelli della tutela ambientale devono essere intese come un impulso all’avvio di un percorso incentrato sulla responsabilità di tutti i soggetti in campo e finalizzato al rilancio dell’apparato industriale nella sostenibilità ambientale. Quest’ultima vicenda si aggiunge ai tanti fallimenti di una politica stagnante che galleggia sui problemi. Così non si va da nessuna parte. Urgono segnali da parte del governo regionale di sblocco di un’azione politica stagnante”. 


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