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Siracusa, Piano di qualità dell’aria: le aziende del polo industriale vincono la battaglia al Tar

Per i giudici amministrativi le misure imposte nel piano di qualità dell'aria sono "ingiustificatamente gravose per la ricorrente"

Il piano di qualità dell’aria della Regione “perde” lo scontro al Tar di Palermo contro i colossi del polo industriale siracusano. I giudici amministrativi Calogero Ferlisi (presidente), Aurora Lento (consigliere) e Sebastiano Zafarana (estensore) hanno scritto nero su bianco che il tanto agognato e discusso piano di qualità dell’aria è stato redatto dalla Regione con dati che sono frutto di “un’istruttoria palesemente inadeguata ed ottenuti mediante una rete di rilevamento non conforme alle previsioni di legge ed ulteriormente elaborati mediante una controversa modellistica“. Insomma, proprio come contestato da Isab-Lukoil, Buzzi Unicem, Versalis, Sonatrach e tutte le grandi aziende che vivono e producono nel polo industriale siracusano.

Nove in tutto i motivi di ricorso con i quali in sostanza le imprese deducevano censure in merito alla disciplina della qualità dell’aria, Aia e Vas.

Per i giudici amministrativi le misure imposte nel piano di qualità dell’aria sono “ingiustificatamente gravose per la ricorrente”, già sottoposta all’esame delle Aia (autorizzazioni integrate ambientali), il cui riesame è stato rilasciato poco prima della pubblicazione del Piano e quindi scrivono ancora i giudici “appartenente al ristretto novero delle imprese industriali che in Sicilia già applicano le Bat Conclusions” vale a dire le migliori tecnologie disponibili.

Per il tribunale amministrativo di Palermo misure talmente gravose da imporre limiti più stringenti delle “Bat”, potrebbero in effetti trovare giustificazione unicamente se supportate da dati reali o comunque caratterizzati da un elevato grado di attendibilità “che, allo stato – si legge ancora – sono con tutta evidenza non sussistenti; con la conseguenza, non soltanto di connotarsi come manifestamente ingiuste, realizzando cioè una disparità di trattamento rispetto alle misure riservate alle altre imprese non soggette ad Aia o agli enti pubblici (che risultano invece generiche e meramente programmatiche), ma anche e soprattutto di connotarsi perfino sproporzionate in relazione al concreto rischio di risultare inefficaci rispetto all’obiettivo del raggiungimento dei valori limite, atteso che a fronte di dati inattendibili nemmeno è stata eseguita una compiuta comparazione del rapporto costi/benefici relativo alle dette misure”.

I giudici hanno evidenziato tra le altre cose che “non risulta validamente contestato dall’amministrazione che la zonizzazione/classificazione adottata nel 2012 sia stata eseguita in base ai dati della popolazione del 2001, ai carichi emissivi del 2007 e a simulazioni di dispersione del 2005. In altre parole, su dati non più attuali e precedenti ai limiti temporali indicati dal D.lgs 155/2010, e come tali inattendibili. Appare allora evidente che nessuna esigenza di semplificazione poteva giustificare l’accorpamento di tutte le aree industriali in un’unica zona, senza prendere in considerazione i criteri delineati dal D.Lgs. 155/2010 e che, in realtà, il criterio utilizzato dall’amministrazione per sussumere zone tra loro eterogenee nella zona unica IT1914 è consistito sostanzialmente nella mera constatazione della presenza di attività industriali”.

Considerata la rilevanza degli interessi pubblici sottesi alla Zonizzazione e al Piano di Qualità dell’Aria (atti di primaria importanza per la vita di tutti gli abitanti nel territorio siciliano, essendo diretti a garantire un bene fondamentale quale la salubrità dell’aria, nel rispetto di parametri rigidamente fissati dal diritto sovranazionale UE) il Collegio dei giudici ritiene quindi opportuno sottolineare come sia preciso dovere della Regione Siciliana procedere “con solerzia ad adeguare la rete di rilevamento regionale e ad aggiornare i dati secondo le previsioni normative avvalendosi dell’Arpa, al fine di potere adeguare detti strumenti di pianificazione e coordinamento delle strategie volte a garantire il mantenimento della qualità dell’aria per l’intero territorio regionale, e di prevedere per il futuro anche tutte le misure che risulteranno eventualmente necessarie per raggiungere i valori limite sulla scorta di dati di rilevamento finalmente attendibili e periodicamente aggiornati secondo le previsioni normative”.


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