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Siracusa, prosegue fino al 28 novembre la raccolta “ridotta” dell’organico

Una situazione che si ripete puntualmente alla fine di ogni anno, soprattutto a causa delle precarie gestioni politiche del problema da parte dei governi regionali

Prorogato ancora di una settimana il nuovo calendario della raccolta della frazione organica a Siracusa. Come già detto, a causa della saturazione degli impianti per lo smaltimento della frazione umida, il Comune la scorsa settimana ha varato un nuovo calendario di conferimento che di fatto annulla per tutte le utenze un passaggio settimanale, riducendoli da 3 a 2.

La riduzione – al momento fino al 28 novembre – riguarda solo le utenze domestiche, mentre quelle non domestiche seguiranno il vecchio calendario in base al seguente programma: Ortigia e Zona Umbertina, Tiche e Belvedere: lunedì e mercoledì; Grottasanta, Neapolis, Epipoli, Cassibile, Case sparse zona Tivoli, case sparse prima di Floridia e Muraglia di Mele: lunedì e venerdì; Acradina e Santa Lucia, zone marine e case sparse area Ippodromo: mercoledì e venerdì.

Quella venutasi a creare è una situazione al limite del grottesco e che come maggiore colpevole vede la Regione siciliana. Palermo (intesa come Governo regionale) infatti, nonostante anni di commissariamento ed emergenze, non è mai riuscita a produrre un adeguato piano dei rifiuti, limitandosi a oggi semplicemente ad annunci, ordinanze, richieste ai comuni di potenziare la differenziata (pena multe salate) e agli impianti, soprattutto quelli privati, di lavorare al limite delle proprie possibilità. E adesso, così come accade alla fine di ogni anno con gli impianti che raggiungono le capacità massime di lavorazione del rifiuto, ecco che tutti i nodi vengono al pettine.

Una soluzione immediata ovviamente non c’è e per questo si va avanti con “palliativi” come quello preso da Siracusa con la riduzione dei passaggi da 3 a 2 nel tentativo di ridurre le quantità da portare nelle varie piattaforme di conferimento. Ma ancora una volta a pagare il prezzo più salato è il cittadino, costretto ad abituarsi a un servizio a metà ma a pagare una tassa piena. Tutto per colpa di una politica regionale che da decenni, qui in modo sì indifferenziato (destra e sinistra) ha sempre proposto formule provvisorie ma mai soluzioni definitive.


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