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Siracusa, quella “maledetta” democrazia che lascia il sindaco solo al comando

I consiglieri erano ben consapevoli - avendo chiesto un parere al Segretario generale - di ciò che sarebbe accaduto bocciando un bilancio per metà della precedente amministrazione

L'ultimo Consiglio comunale

Da quasi un anno, il Consiglio comunale a Siracusa si è suicidato. Lo abbiamo ribadito mille e più volte, è stato un errore grossolano, che ha lasciato la città priva di un suo organismo, importante. Perché l’opposizione voleva dare un segnale all’amministrazione comunale e invece si è tirata la zappa sui piedi. I consiglieri hanno sperato prima di rientrare grazie al ricorso di Ezechia Paolo Reale contro Francesco Italia. Non è ancora chiaro se avrebbero potuto farlo, ma adesso non serve più. Adesso, invece, attendono quello che considerano un “provvidenziale provvedimento giudiziario”.

Come dire: abbiamo sbagliato – ma non riescono ad ammetterlo – ma in ogni caso non è corretto lasciare il sindaco da solo. E questo è pure vero. Della legge elettorale assurda si è già detto tutto e anche di più, così come della possibilità di sfiducia al sindaco, ma adesso al posto dei 32 consiglieri eletti dai siracusani c’è un commissario nominato dalla Regione. Su una cosa gli ex consiglieri di maggioranza e opposizione Sergio Bonafede, Chiara Catera, Curzio Lo Curzio, Simone Ricupero, Cetty Vinci, Michele Mangiafico, Fabio Alota e Mauro Basile hanno ragione: “pressoché nessuno conosce il suo nome, né il suo volto, né le motivazioni delle scelte che opera. Siracusa si trova quindi a dover affrontare uno dei momenti più difficili della sua storia non potendo contare sull’organismo che rappresenta in tutti i comuni del mondo dal borgo più piccolo alla metropoli più grande, l’espressione democratica dei cittadini”.

Solo che “l’espressione democratica dei cittadini” è stata infranta da una votazione scellerata sul bilancio consuntivo. E ad aggravare la cosa vi è il fatto che i consiglieri erano ben consapevoli – avendo chiesto un parere al Segretario generale – di ciò che sarebbe accaduto bocciando un bilancio per metà della precedente amministrazione. Al di là degli aspetti tecnici e giuridici e sull’esito del ricorso. Adesso i firmatari di nota sperano che il proprio suicidio politico sia solo temporaneo ricordando personaggi che hanno fatto la storia di Siracusa anche nell’aula del Consiglio comunale stesso: da Caracciolo a Corallo, da Di Giovanni a Greco, da Sgarlata a Lo Bello e così via.

“Minacciano” di tornare a confrontarsi sulla vicenda nei prossimi giorni, ma intanto vogliono evidenziare il proprio sbigottimento nell’apprendere che il sindaco Italia, “invece di schierarsi al nostro fianco per tornare a far avere a Siracusa un Consiglio comunale eletto democraticamente, con cui confrontarsi per governare nel modo migliore la città, con i soldi non suoi ma di tutti i siracusani nomina un avvocato per schierarsi contro il nostro ricorso al presidente della Regione, ottenendo, anche per far passare ancora altri mesi, la trasposizione del giudizio al Tar. Una scelta contro il ritorno della democrazia, proprio quando servirebbe invece più rappresentanza, per ricucire il rapporto tra istituzioni e cittadini che si sentono spesso lasciati soli”.

Certo, il sindaco Italia mentiva sapendo di mentire quando si diceva dispiaciuto per lo scioglimento di un Consiglio con cui non andava d’accordo, con quella spada di Damocle della sfiducia dietro l’angolo. E la sua posizione dopo la vittoria del ricorso di Reale (tra i pochi veramente convinti anche del voto in aula) al Cga e dopo l’emergenza coronavirus è indubbiamente più salda: l’obiettivo è quello di conclude la sindacatura con un ultimo rimpasto. Un uomo (lasciato) solo al comando.


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