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Siracusa: querelle Lilt-Asp su locali ospedale Rizza, Mirella Abela del M.I.S. approva decisione manager Maniscalco

Dopo la nota della Lilt sulla richiesta da parte dell’Asp dei locali concessi all’associazione (leggi qui l’articolo), sulla questione interviene Mirella Abela, Coordinatrice Provinciale M.I.S. e Responsabile Nazionale Politiche Sociali, della quale pubblichiamo di seguito la riflessione:

“Stupisce leggere interventi di autorevoli esponenti politici circa le scelte operate dalla Direzione Aziendale dell’A.S.P. di Siracusa, tendenti forse ad ignorare le vere motivazioni che ne stanno alla base, mi riferisco alla riorganizzazione dell’Ospedale Rizza, una struttura di proprietà dell’Azienda che rimane tale dopo un primo momento in cui ha rischiato l’alienazione, e che permetterà per la prima volta in assoluto di disporre, tra l’altro nello specifico oncologico, di una struttura per la Radioterapia (Deliberazione del Direttore Generale n. 599 del 23.06.11).

E’ certo che la Lilt riveste a livello nazionale un ruolo importante di collaborazione con la struttura pubblica ma deve sempre collocarsi in una posizione intermedia, di collaborazione progettuale e sinergica stante alle finalità di supporto all’utente bisognoso. La querelle sembra voler affermare quella cultura tutta Siracusana di affidare la cura a organizzazioni che normativamente non hanno responsabilità di cura piuttosto che rimuovere ed organizzare attività di diagnosi precoce, sempre in sinergia con le necessità del territorio e quindi con l’attività della struttura pubblica a titolo gratuito per i malati abbienti e meno abbienti, promuovere l’attività e la formazione del volontario da destinare, come accade in tantissime altre città d’Italia, alle strutture pubbliche che si occupano di assistere pazienti oncologici.

In questo contesto e solo in questo può nascere una sinergia avente come obiettivo il bene del paziente senza condizionamenti di altra natura umana. Considero quindi coraggioso l’atteggiamento del Direttore Generale Dott. Maniscalco che ha iniziato a creare le condizioni per avviare un’inversione di tendenza che vede nella riorganizzazione assistenziale la centralità del paziente all’interno della struttura pubblica. 

Sarebbe opportuno che anche altri Enti e che tutte le forze politiche locali si adoperassero così come ha fatto sino ad oggi la Direzione Aziendale dell’Asp unico Ente ad aver concesso gratuitamente l’utilizzo di locali che oggi per interessi superiori e nell’esclusivo interesse dei cittadini deve riempire di altri contenuti sanitari pubblici. Infine ritengo che attivare a mezzo stampa meccanismi pietistici non possa mai tornare utile al malato oncologico semmai lesivo della dignità umana”.


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