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Siracusa, residence alla Pillirina: il Tar respinge il ricorso di Legambiente, arrivato troppo tardi

Il Tar di Catania lo ha rigettato con questa motivazione condannando l’associazione ambientalista al rimborso delle spese

Il ricorso di Legambiente sul residence da realizzare alla Pillirina invece del resort di lusso è arrivato in ritardo. Troppo. E per questo è irricevibile. Il Tar di Catania lo ha rigettato con questa motivazione condannando l’associazione ambientalista al rimborso delle spese. I giudici amministrativi hanno riconosciuto che il ricorso avrebbe dovuto essere proposto entro 60 giorni dal 19 aprile 2021 (giorno in cui è stata avanzata istanza di accesso agli atti) e invece è stato notificato solo il 26 luglio.

“La completa acquisizione di tutti gli atti del procedimento e del contenuto integrale della determinazione conclusiva – si legge nel provvedimento – avrebbe solo potuto legittimare la proposizione di motivi aggiunti ove l’accesso agli atti avesse consentito di acquisire conoscenza di ulteriori supposti profili d’illegittimità dell’atto impugnato”. L’associazione ambientalista ha presentato ricorso al Tar di Catania contro la Regione e la Soprintendenza di Siracusa chiedendo l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica relativa al restauro dei caseggiati della “Pillirina” rilasciata alla società “Elemata Maddalena”, che dopo il resort, ha spostato l’obiettivo nella realizzazione di un residence con abitazioni civili ristrutturando i caseggiati.

L’impresa del marchese di Gresy ha già ottenuto un primo via libera con l’autorizzazione paesaggistica positiva alla riqualificazione dell’area e ristrutturazione e consolidamento dei caseggiati (e non della batteria costiera) di Punta della Mola da parte della Soprintendenza ai Beni culturali. L’ok dell’ente di piazza Duomo verteva su alcuni punti chiave: nessuno scavo nelle aree sottoposte a vincolo, restauro e sistemazione sotto la stretta sorveglianza del personale della Soprintendenza, nessun cambio di destinazione d’uso da abitazione a casa vacanze, recupero e valorizzazione dell’area in cui sono presenti tombe preistoriche e antiche carraie, sottoporre ogni variante – anche minima – a nuova autorizzazione. Discorso a parte merita invece il recupero delle “opere ipogeiche” realizzate durante la seconda guerra mondiale all’interno della batteria Emanuele Russo: non saranno, almeno in questa fase, oggetto d’intervento ma è stato ritenuto opportuno chiedere la presentazione di un progetto ad hoc con analisi più dettagliata.

Ma per Legambiente i provvedimenti sono illegittimi e vanno annullati poiché emessi in violazione di legge e con eccesso di potere per svariati motivi legati a vincoli “ignorati” dalla Soprintendenza su un’area compresa nella zona di massima tutela del Piano Paesaggistico di Siracusa e in cui non sono consentite la realizzazione di nuove costruzioni e le varianti agli strumenti urbanistici comunali.

Elemata ha invece sottolineato come la Soprintendenza abbia condotto (dopo un originario diniego di rilascio del nulla osta) un procedimento estremamente accurato, ricco di istruttorie, che si è articolato in un approfondito confronto con la parte privata, e che si è concluso con l’adozione dell’autorizzazione, non a caso corredata da numerose prescrizioni poste a tutela dei concomitanti valori risiedenti nell’area in esame (prescrizioni riguardanti, in particolare, i colori e materiali da utilizzare, il rispetto della vegetazione autoctona, il mantenimento del fondo naturale dei percorsi interni, il posizionamento fuori dal sottosuolo delle reti tecnologiche, allo scopo di garantire il rispetto del vincolo archeologico).

L’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha precisato che gli immobili, sebbene privi di tetto e connotati da muri diroccati, risultano ben definiti nella consistenza plano-volumetrica autorizzandone il restauro, quindi un’attività che risulta pienamente compatibile con il piano paesaggistico vigente, laddove consente “interventi di manutenzione e messa in valore e fruizione dei beni”. Il progetto ora autorizzato è quindi diverso da quello precedentemente proposto e non ammesso, essendo stato rimodulato per superare le originarie criticità rilevate.


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