Siracusa, richieste alla Regione per cambiare la legge e salvare il Consiglio, che intanto non c’è più

L'esponente del Partito Democratico chiede un ultima disperata interlocuzione con l'assessorato regionale mentre il leader di Cantiere Siracusa guarda oltre e propone una modifica alla legge regionale

Se lo scioglimento del Consiglio comunale di Siracusa sembra ormai cosa fatta (anche se formalmente bisognerà attendere l’atto dell’assessorato alle Autonomie locali), le forze politiche, sia a sinistra, sia a destra, non sembrano volersi rassegnare a questo triste destino.

Per Salvo Adorno, membro del Pd di Siracusa, lo scioglimento del consiglio comunale rappresenta “una grave ferita per la città, di fronte alla quale è necessario superare le distinzioni politiche per salvare la casa comune. Nessuno può trarre vantaggio da una lotta politica privata del suo strumento principale di democrazia: il consiglio comunale. Una dialettica anche dura e radicale può solo passare dalla funzione di rappresentanza del consiglio“.

E per questo Adorno chiama a raccolta tutte le forze politiche, sia quelle di maggioranza, sia quelle di opposizione affinché nel poco tempo rimasto a disposizione, cerchino le soluzioni per sanare questa situazione. Anche se la soluzione, almeno carte e leggi – seppur discutibili – alla mano, non sembra poterci essere. Adorno comunque dal canto proprio propone “un’interlocuzione diretta col commissario ad acta nominato dalla Regione e la richiesta di una legittima proroga alla scadenza del 13 novembre può rappresentare il primo passo decisivo per raggiungere l’obiettivo di evitare lo scioglimento. Il Pd auspica, come sollecitato in questi giorni incessantemente e con determinazione dalla nostra consigliera comunale Pamela La Mesa, un’azione comune tra tutte le forze politiche ed è disponibile ad agire tempestivamente in questa direzione”.

Insomma, per il Pd sarebbe fondamentale provare un appello ultimo alla Regione nel tentativo di salvare il salvabile, anche se, come detto, appare una missione più che impossibile dopo che l’assise venerdì scorso, per difetto o distrazione, ha decretato il proprio scioglimento.

Dall’altra parte della barricata, più che piangere sul latte versato pensano a come poter intervenire per modificare la legge regionale approvata dal Governo Crocetta e che solo oggi, solo quando i suoi effetti si sono realmente e clamorosamente materializzati, ha iniziato a far discutere. “L’opposizione – dice Gianluca Scrofani, leader di Cantiere Siracusa – ha votato motivatamente il Bilancio Consuntivo 2018 bocciandone la gestione e sfiduciando di fatto l’Amministrazione Comunale, palesando la debolezza e la disorganizzazione della maggioranza, senza tenere conto delle alchimie algebriche del quorum. Un voto politico a cui non ha voluto rinunciare nel pieno esercizio delle proprie funzioni e nel rispetto del principio democratico. Di qui la contraddizione di una norma regionale che obbliga di fatto tutti i consigli comunali siciliani ad approvare i bilanci consuntivi privando di poteri le opposizioni”. Vero in parte, perchè nessuno dei consiglieri comunali, seppur convinto del “no” al bilancio 2018 sarebbe voluto andare a casa. Venerdì scorso la strategia politica imponeva un successo dei “no”, per mandare a sindaco e Giunta un segnale politico di compattezza delle opposizioni, ma allo stesso tempo il mancato raggiungimento del numero legale. Ma una delle due varianti, per quello che è ormai un palese errore di calcolo dei presenti in aula (tengo io conto io, tieni il conto tu… non tiene il conto nessuno) non si è concretizzata.

A questo punto – ancora Scrofani – lo scioglimento del Consiglio comunale, così come previsto da questa discutibile norma, ci consegna l’amara conseguenza della fine del confronto democratico. Una legge che non permette la bocciatura politico gestionale, pena decadenza del Consiglio comunale, non è una buona legge. Ci facciamo promotori a questo punto di un emendamento da inserire già in questa finanziaria volto al superamento di questa criticità della norma che darà in futuro maggiore libertà di voto.Resta ad ogni modo agli atti una posizione di delegittimazione forte che pone un interrogativo sul futuro di questa esperienza amministrativa.”

 


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