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Siracusa, riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa. Cafeo: “tutto tace dalla firma del protocollo”

Per il parlamentare regionale "il riconoscimento della crisi ha come obiettivo la ripresa del settore, il fattore tempo è determinante

Il silenzio dopo la firma del protocollo. A lanciare l’allarme è Giovanni Cafeo, parlamentare regionale di Italia Viva e segretario della III Commissione Ars Attività Produttive. Lo scorso 18 maggio alla Camera di Commercio di Siracusa si è siglato il protocollo per la richiesta di riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa, tra la regione, diversi comuni della provincia e associazioni di categoria.

Ma sembra che non ci sia troppa fretta per procedere alle successive azioni – tuona Cafeo – tanto che la prossima riunione è stata programmata, in tutta calma, dopo più di un mese da quella data; l’obiettivo del riconoscimento però non è quello di avviare alla dismissione gli impianti ma al contrario è far ripartire con ancora più slancio il settore, per questo il fattore tempo è determinante”.

La firma del protocollo è il primo passo per la richiesta di crisi industriale complessa al Ministero dello Sviluppo economico per il Polo produttivo del Siracusano, che comprende le attività che si trovano nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta, Melilli e Siracusa. Il distretto produce un fatturato complessivo di 12,2 miliardi, il 15% del valore aggiunto dell’industria della trasformazione della Sicilia e il 53% della provincia di Siracusa. E impiega circa 7.500 fra indotto e diretti di cui 3.250 nelle grandi imprese del polo chimico, petrolifero ed energetico, in gran parte nelle sette multinazionali presenti nell’area (dai russi di Lukoil all’algerina Sonatrach e poi Sasol, Versalis, Erg Power, Air Liquide).

Non possiamo permetterci ulteriori perdite di tempo, perché la crisi industriale non aspetta i tempi comodi della politica – ribadisce Cafeo – e soprattutto imprese e cittadini hanno ben chiara la differenza tra le cerimonie mediatiche a favore di telecamere e l’effettivo operato in favore dello sviluppo e del mantenimento dell’occupazione nel territorio”.

Per Cafeo il ritardo nell’incentivare gli investimenti in Sicilia “viene purtroppo certificato anche dalla situazione riguardante le Zes, ancora in attesa della nomina dei commissari da parte del Governo nazionale anche per la richiesta da parte della regione Siciliana alla Ministra Carfagna di prendere altro tempo, ritardando ulteriormente le designazioni con il conseguente rischio di perdere l’opportunità data dalle Zone Franche Doganali intercluse, approvate grazie al lavoro sinergico con i senatori Sudano e Faraone in occasione dell’ultimo decreto Milleproroghe e oggetto dell’audizione in III commissione svolta lo scorso 9 giugno all’Ars”.

Non possono essere l’incapacità amministrativa o peggio le beghe politiche a fermare lo sviluppo in Sicilia – continua Giovanni Cafeo – anche perché l’auspicio dell’assessore Turano in merito ad un’ ulteriore proroga della possibilità di individuare le zone Franche Doganali intercluse previste nelle Zes rischia di non essere accolto dalla ministra Carfagna, visto che sarebbe la terza e  quindi potrebbero esserci seri problemi rispetto ai vincoli fissati dall’unione europea. Ci troviamo dunque nella situazione di avere potenzialmente tutti gli strumenti giusti per poter cambiare passo e avviare finalmente la ripresa nel nostro territorio – conclude Cafeo – ma tocca adesso alla politica modificare il proprio atteggiamento, sono necessari fatti concreti e soprattutto è necessario evitare che le solite contrapposizioni interne possano inficiare sulla qualità delle persone da nominare e sulle tempistiche, limitando così l’efficacia degli strumenti messi in campo“.


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