Siracusa, sbalzata dal bus e morta dopo giorni di agonia. Dieci anni dopo il marito chiede ancora giustizia: “stanchi dell’inefficienza della magistratura e delle istituzioni”

Mirabella ha già pure scritto lettere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Consiglio superiore della Magistratura, alla Procura generale della Corte di Cassazione e all'ispettorato generale del Ministero della Giustizia quanto meno per arrivare a ottenere una sentenza di primo grado

Immagine del Giornale di Sicilia dell'11 ottobre 2007

Dieci anni fa – era il 10 ottobre del 2007 – la tragedia, in mezzo tanti rinvii e oggi un semplice quanto agognato appello: “giustizia per Margherita”. Margherita Canistrelli, insegnante dell’istituto comprensivo di via dei Mergulensi, aveva 47 anni quando perse la vita dopo essere stata sbalzata fuori da una navetta del servizio di trasporto pubblico che collegava il capolinea di via Rubino con Ortigia.

Il bus era in movimento ma con le porte aperte quando giunto all’altezza del molo S. Antonio, la docente è stata scaraventata per terra battendo la testa. L’impatto violento con l’asfalto dopo la caduta causò gravi lesioni e la donna morì dopo 10 giorni di agonia, lasciando un marito e due figli. Da allora Luciano Mirabella, il marito, non fa che pensare a quel giorno maledetto perché a essere rinviati a giudizio sono Antonio Aglieco, l’autista del bus che si trovava alla guida del mezzo e che è accusato di omicidio colposo e Giovanni Vaiola, dirigente dell’Ast accusato di omesso controllo degli accorgimenti di sicurezza del mezzo.

La decisione del gip è stata l’ultima accelerata a un caso fermo da allora, nel frattempo non c’è stata nemmeno un’udienza. L’ultima era stata fissata il 26 luglio, ma il giudice monocratico del Tribunale è in maternità e adesso se ne riparlerà a marzo 2018. Mirabella ha già pure scritto lettere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Consiglio superiore della Magistratura, alla Procura generale della Corte di Cassazione e all’ispettorato generale del Ministero della Giustizia quanto meno per arrivare a ottenere una sentenza di primo grado. Ma nulla. Nel frattempo è prima cambiato il magistrato, poi è deceduto il legale difensore e si è dovuto sostituire con un altro avvocato, quindi la maternità del giudice.

Inaccettabile – insiste Mirabella commentando l’iter de procedimento giudiziario – ho inviato una nota più di un anno fa al presidente Mattarella e al Consiglio superiore della magistratura“. Nessuna vendetta, lo hanno sempre detto i familiari della prof, ma solo giustizia. A Mirabella, finora, ha risposto solo il Csm specificando che “l’ assemblea plenaria, su proposta della prima commissione, ha esaminato con attenzione il caso rilevando che non ci sono provvedimenti di competenza del Consiglio superiore della magistratura da adottare”, anche se il ministro della Giustizia e il procuratore generale della Corte di Cassazione sono informati della vicenda.

““Noi familiari – ha scritto Mirabella al presidente Mattarella e al Csm – siamo stanchi dell’inefficienza della magistratura e delle istituzioni che non garantiscono al cittadino un’adeguata giustizia. La nostra famiglia è stata distrutta da questa vicenda“.


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