Arriva “WhatsApp SiracusaNews”: per le segnalazioni dei lettori, basta un messaggio

In tendenza

Siracusa, Scarinci (FdI) sulla crisi della zona industriale: “quali le intenzioni del Governo Draghi?”

Scarinci con una nota inviata alla segreteria nazionale chiede che possa essere fatta un'interpellanza parlamentare per comprendere quali siano le decisioni del Governo sul polo industriale di Siracusa

Il responsabile provinciale per l’area industriale e i mondi produttivi di FdI, Beniamino Scarinci ha inoltrato alla segreteria nazionale del partito una nota in cui si riassumono le problematiche della zona industriale di Siracusa al fine di predisporre apposita interpellanza parlamentare.

Il gruppo Lukoil ha acquisito la raffineria di Priolo nel 2008, occupa complessivamente tra diretti e indotto più di 10.000 unità, rappresenta il 50% del Pil della provincia di Siracusa e complessivamente tutto il polo industriale della provincia di Siracusa sfiora l’1% del Pil nazionale con più di 15 mld di fatturato annuo. La raffineria di chiara proprietà Russa è gestita da una società con sede in Svizzera denominata Litasco.

In premessa – scrive Scarinci – appare necessario evidenziare che gli impianti vengono eserciti nel pieno delle norme ambientali, gli stessi sono autorizzati con D.M. A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) regolarmente vigenti. Tali autorizzazioni prevedono i limiti ambientali di emissioni in atmosfera e degli scarichi i quali derivano da circolari della UE e ratificati dal Ministero, tuttavia in sede di rilascio gli stessi limiti sono stati ulteriormente rivisti al ribasso di quanto prevede la norma al fine di mitigare al massimo l’impatto ambientale della raffineria.”

I limiti vengono traguardati attraverso l’applicazione delle cosiddette B.A.T (Best Available Technology) che chiaramente hanno comportato ingenti investimenti sugli impianti da parte della proprietà, oggi negli impianti di tutto il polo industriale della provincia di Siracusa si usa come combustibile Gas a bassissimo impatto inquinante

Le sanzioni che il Governo Draghi di concerto con la UE stanno applicando stanno, di fatto, mettendo la raffineria a imminente rischio di fermo – prosegue -, il principio del “whatever it takes” ha già portato all’attuazione di strumenti che hanno già compromesso il regolare esercizio della raffineria, il perseverare di tale principio, che sarà anche coerente, causerà verosimilmente un enorme rischio sociale in tutto il territorio della provincia se non della Regione, siamo oramai giunti alla convivenza con il concreto rischio della sopravvivenza del polo industriale.”

Per l’esponente di Fratelli d’Italia le sanzioni attuate, e il clima che il Governo Draghi starebbe trasmettendo, renderebbe concreta la sensazione che da un momento all’altro si interrompano definitivamente i rapporti con la Russia, “di conseguenza – ricorda Scarinci – le banche hanno modificato i loro rapporti con il gruppo industriale e con tutti gli operatori del settore, nel caso del gruppo Lukoil o meglio Litasco le banche bloccando i crediti al gruppo lo hanno obbligato a rifornirsi di greggio esclusivamente dalla Russia (fino a prima della crisi la Lukoil si approvvigionava sul mercato mondiale del greggio acquisendone non più del 40% circa dalla Russia), l’embargo sul petrolio della Russia inevitabilmente causerebbe il fermo della raffineria. Nel caso invece delle molteplici PMI che prestano servizi per la raffineria le banche, in virtù dei continui messaggi che manda il governo, hanno arbitrariamente bloccato le anticipazioni delle fatture a questi operatori causando enormi disagi per gli stipendi di qualcosa come 5.000 operai e ritardi o mancati investimenti, anche in tema di sicurezza, da parte delle PMI.”

In conclusione per Scarinci è necessario capire quale sia la reale intenzione del Governo Draghi, “in particolare – conclude – è di vitale importanza chiarire se intende continuare con l’attuale politica di totale disinteresse nei confronti del polo industriale di Priolo Gargallo rinunciando ad intervenire addirittura presso le banche Italiane e poi nelle politiche di sopravvivenza e permanenza dello stesso polo petrolchimico e quindi se lo scenario che si offre a più di 10.000 addetti è quello di due anni di disoccupazione attraverso l’ennesimo scostamento di bilancio e la chiusura definitiva del polo produttivo”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo