Furti, scassi, intrusioni, danni agli immobili. Mesi di notti insonni, chiamate al 112 e attese. Senza alcuna certezza che non accada ancora. È la storia di una donna che dal 25 novembre scorso è vittima di un uomo. Ma è anche la storia di un uomo che è vittima, a sua volta, di un sistema che non sa aiutarlo. Più volte lui ha tentato di entrare in casa della donna. In preda a deliri mistici forse, afferma di essere Dio e sostiene che la zona sia sua e che debba essere lasciato libero di fare ciò che vuole. Una situazione che va avanti dal 25 novembre scorso, data della prima denuncia sporta dalla donna, ma già prima si erano registrati effrazioni e furti nelle attività commerciali della zona di via Elorina.
Oggi la vittima vive nel terrore, vista l’impossibilità, almeno apparente, di fermarlo o di curarlo. Le forze dell’ordine intervengono ogni volta: lo allontanano, il più delle volte viene ricoverato in ospedale per un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ma dopo qualche giorno torna ai suoi deliri e ai suoi tentativi di intromissione.
Come accaduto il 6 gennaio scorso, quando intorno alle 9 del mattino ha citofonato alla vittima chiedendo di entrare. Al rifiuto della donna, avrebbe reagito con violenza, sfondando il portoncino d’ingresso. Denuncia, intervento delle forze dell’ordine, TSO.
Appena dimesso si è ripresentato, e in pieno giorno con una scala di legno si è arrampicato sul tetto tentando di rompere il muro con un cacciavite per aprire una finestra. Ancora forze dell’ordine, ambulanza. Qualche ora di tranquillità. Fino alla notte. Intorno alle 3.30, è tornato, con un’altra scala e un piccone e ha iniziato a battere sulla parete di casa della donna, per sfondare una finestra murata, convinto che debba essere riaperta, da lì “si deve affacciare Cristo”. Il muro ha resistito, ma i danni sono ingenti. Per la donna una notte insonne, la fuga in vestaglia e pantofole e la chiamata al 112. E di nuovo: uomini e donne in divisa per allontanarlo ma dopo un’ora era di nuovo sotto l’abitazione a colpire ancora il muro.
Secondo quanto avrebbero riferito alcuni sanitari alla donna, l’uomo non sarebbe compatibile con il regime carcerario e dovrebbe essere ricoverato in una struttura idonea alla sua condizione che però, pare, non esista in tutto il territorio nazionale, motivo per cui viene, di fatto, lasciato libero.
Dopo l’ultimo intervento del 118 non è chiaro se sia ancora in giro o ricoverato. Resta il fatto che da mesi un uomo continui a credersi Dio e a compiere gesti insensati e una donna viva in una condizione di terrore tale da spingerla ad “armarsi” di spray al peperoncino per poter passare una notte tranquilla in casa propria.
Un quadro che solleva interrogativi drammatici sulla tutela delle vittime, sulla gestione dei soggetti fragili e sull’assenza di strutture e protocolli adeguati, in grado di garantire sicurezza e cure.
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