Senonoraquando Siracusa si unisce alla mobilitazione nazionale contro il femminicidio per sensibilizzare i cittadini su una piaga sociale che assume sempre più contorni agghiaccianti. Cinquantasei le donne uccise dall’inizio dell’anno per mano maschile, fermiamo questa ecatombe, fermiamo la mano degli assassini che credono ancora di possedere le loro vittime piuttosto che amarle!
Dopo l’adesione di personalità del mondo della politica, dello sport e dello spettacolo, alla petizione nazionale “Mai più complici”, il comitato siracusano contribuisce con una giornata di sensibilizzazione, in collaborazione con la consulta studentesca che sabato mattina riunirà tutti gli aderenti alla Marina, per l’annuale Giornata dell’arte e della creatività studentesca. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle.
Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi Femminicidi. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.
Se non ora quando, come già accaduto per il 13 febbraio, chiede agli uomini di camminare e mobilitarsi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.
Janette Dell’Albani
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni


















