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Siracusa, studenti ai tempi del Covid: “Dicono di noi che siamo più tristi. È vero”

A raccontare la scuola ai tempi del Covid sono Marta Lo Curzio e Poline Campo, entrambe al quinto anno del liceo classico Tommaso Gargallo

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La didattica a distanza non ha “alleggerito” gli studenti, ma anzi li svuotati della leggerezza tipica dell’adolescenza. Non è stata una lunga vacanza e nemmeno una pausa dalla vita quotidiana. A raccontare la scuola ai tempi del Covid sono Marta Lo Curzio e Poline Campo, entrambe al quinto anno del liceo classico Tommaso Gargallo di Siracusa. (Qui il video)

“All’inizio abbiamo preso la dad come una novità, ma poi la mancanza del contatto con gli altri e della comunicazione con i prof si è fatta sentire” – raccontano.

Pochi i momenti di condivisione con i compagni e ancora meno quelli con gli insegnanti che, nonostante abbiano provato in tutti i modi a essere presenti, sembravano ancora più distanti dall’altra parte dello schermo.

Fermare la spiegazione per fare la domanda su quella determinata frase poco chiara non è immediato come in classe. Il ragazzo interrogato tre banchi più in là non è più un fatto che riguarda tutti (o quasi) perché se da un lato si cercava di aiutarlo dall’altro era un modo per apprendere senza tanta fatica. E poi c’è quella connessione che lenta, quella che cade, il microfono che non si sente bene e tutti gli intoppi tecnologici che purtroppo esistono.

Se magari nei primi giorni l’idea di seguire la spiegazione dell’insegnante comodamente dal divano di casa poteva essere allettante, col tempo le restrizioni della pandemia e l’assenza della vita quotidiana, hanno giocato un ruolo fondamentale nella crescita degli studenti. Mancava il suono della campanella, i dispetti in classe, i finti “posso andare in bagno?” pur di incontrare nel corridoio l’amico dell’altra classe. La ricreazione, le prime sigarette consumate di nascosto e probabilmente anche i primi grandi amori, quelli indimenticabili. Insomma, è mancata l’adolescenza.

“Dicono di noi giovani che la pandemia ci ha resi più tristi, e in effetti è così” – dice Poline. “Sono mancate le piccole cose, ma cerchiamo di essere positivi” – ribatte Marta.

Un ottimismo venuto fuori in maniera naturale quando, solo di recente, la scuola è tornata in presenza. “Mancava tutto, anche la paura prima delle interrogazioni” – continua Marta.

Probabilmente quel dito che scorre sul registro per cercare la “vittima” da posizionare alla lavagna, l’occhiolino al compagno di banco per chiedere silenziosamente un aiuto e la finta penna da raccogliere dal pavimento proprio quando l’insegnante scruta tra i banchi.

Ah, agognata normalità. Quando c’era, ci sembrava banale.


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