Questa mattina, puntuali alle 9, i tecnici del Libero Consorzio Comunale di Siracusa si sono presentati nella sede dell’Istituto “Rizza-Insolera” in viale Diaz 12, in linea con quanto stabilito nell’ultimo tavolo tecnico attuativo della scorsa settimana. Ad accoglierli, però, non hanno trovato la rassegnazione, ma la ferma e composta resistenza degli studenti.
La comunità scolastica della sede storica ha continuato a manifestare il proprio dissenso con un atteggiamento rispettoso e determinato davanti a quella che viene percepita come l’ennesima azione forzata, calata dall’alto e priva di alcuna condivisione. Gli alunni hanno messo in atto una protesta straordinaria per l’impatto emotivo: vestiti interamente di nero, in segno di lutto per la democrazia scolastica e per il diritto allo studio, hanno indossato sul petto un volantino-denuncia con un messaggio chiaro: “Nel silenzio muore il futuro”.
Nessuno degli studenti concorda con decisioni prese a stanze chiuse, senza il minimo ascolto delle esigenze dei ragazzi e delle loro famiglie. La protesta si è svolta nel più assoluto silenzio, un silenzio assordante che ha caricato l’aria di emozione, dignità e di un profondo desiderio di far sentire la propria voce.
La sede di viale Diaz non è semplicemente un edificio: dal 1935 è un presidio di cultura, è spazio di crescita, è il cuore pulsante di una comunità. Per questo, gli studenti si rivolgono direttamente alle istituzioni, alla cittadinanza ed al silenzio della politica: “La sede storica del “Rizza-Insolera” non si tocca! Chiediamo alla politica e alla città di Siracusa di non voltarsi dall’altra parte e di non rendersi complici, con il proprio silenzio, di questa ingiustizia.”
Il messaggio degli studenti va ben oltre le mura di Viale Diaz 12: Non siamo numeri da spostare, ma l’identità di una città che cresce. Sfrattare la nostra storia senza offrire alternative condivise significa impoverire Siracusa del suo bene più prezioso: il futuro di noi giovani. Abbiamo dimostrato oggi che si può fare rumore anche senza gridare, e non ci fermeremo finché non otterremo l’unica cosa che ci spetta di diritto: l’ascolto e il rispetto.