“Anche se politicamente queste riforma nasce da un’esigenza condivisibile, gli svantaggi sembrano maggiori dei possibili esiti positivi”. E’ questo in sintesi uno dei messaggi emersi nel corso del convegno organizzato dalla sezione di Siracusa dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani sulle novità legislative con particolare riferimento al nuovo appello alle sentenze civili.
Nella sede dell’Isisc, l’Istituto Superiore internazionale di Scienze Criminali l’incontro dal titolo “Le modifiche al rito civile alla luce del decreto sviluppo” ha visto la partecipazione del dottor Antonino Poracciolo, Presidente della Sezione civile del Tribunale di Caltanissetta; del dottor Giovanbattista Tona, consigliere della Sezione civile della Corte d’Appello di Caltanissetta; e del prof. Giovanni Raiti, associato di Diritto processuale civile alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania.
L’Unione Giuristi Cattolici Italiani, Sezione di Siracusa, presieduta dal prof. Salvatore Amato e segretario l’avv. Sebastiano Ricupero, ha fatto il punto sulle novità legislative emerse con particolare riferimento, ad esempio, al nuovo appello alle sentenze civili. Il recente decreto sviluppo pone evidenti limiti alla possibilità di impugnazione (appello e ricorso per cassazione) per prevalenti scopi deflattivi: ridurre i procedimenti pendenti e abbreviare i tempi della giustizia.
La Banca Mondiale ha individuato da tempo come centrale per lo sviluppo del tessuto produttivo di un paese la rapidità e l’efficienza della giustizia civile. Secondo il rapporto “Doing Business in Italy” l’Italia si collocherebbe al 155 posto su una lista di 185 Paesi (migliori di noi, per citarne solo alcuni, la Sierra Leone, il Malawi, l’Iraq, la Bolivia).
Purtroppo la riforma adottata presenta gravi difetti tecnici e sistematici. I relatori hanno sottolineato le numerose imprecisioni linguistiche che aumentano la discrezionalità interpretativa del giudice, riducendo la certezza del diritto; le incongruenze con il sistema complessivo delle impugnazioni che aumenterá le controversie anziché ridurre; l’aumento dei costi del processo con evidenti vantaggi per i soggetti economicamente piú forti. Anche se politicamente queste riforma nasce da un’ esigenza condivisibile, gli svantaggi sembrano maggiori dei possibili esiti positivi e soprattutto si continua ad affrontare i problemi della giustizia con approssimazione, passando da un “rammendo” all’altro, senza tenere conto di un quadro complessivo e, senza, una effettiva attenzione per la tutela dei diritti fondamentali e degli interessi del cittadino.
Con questa riforma crescerá il Pil? È difficile. Sicuramente aumenterà lo spread tra i diritti dei cittadini italiani a una giustizia rapida ed efficiente e quella degli altri cittadini dell’Unione. Diversi gli interventi che hanno dato vita al dibattito, tra cui quello del Presidente del Tribunale di Gela, dottor Alberto Leone.