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Siracusa, tamponi drive in: una catena di montaggio e… qualche positivo

Alle 13 erano quattro i positivi accertati. Per loro adesso il tampone oro-faringeo

Prendi l’auto, vai all’ex Onp, ti metti in fila e comincia così un piccolo percorso che potrebbe avere due sbocchi: la tua vita potrebbe continuare come prima, oppure in 20 minuti cambiare. Così circa 400 persone, tutte appartenenti al mondo della scuola, questa mattina hanno aspettato il proprio turno in attesa di conoscere il proprio immediato futuro. Insegnanti, personale e studenti si sono sottoposti al test nella speranza di risultare negativi.

Ad accoglierli il gazebo della Croce Rossa e della Protezione civile, tutti al lavoro per un tracciamento Covid efficace. Ciascuno dalla propria auto, guarda quell’infermiere tutto bardato. “Abbassi la mascherina”, dice da dietro i dispositivi di sicurezza che lo proteggono. Dura pochi secondi, ma quel test è sicuramente fastidioso. Il bastoncino entra solo nel naso e non anche in gola, ma viene spinto fino in fondo. Tutti hanno la stessa reazione: chiudono gli occhi e d’istinto tirano indietro la testa. L’infermiere completa il suo lavoro, e conclude: “può andare avanti”. E via un’altra auto, tampone, attesa e infine risultato. Quasi tutti negativi, solo per 4 di loro, (almeno fino alle 13, ma il dato è in aggiornamento) cambierà il futuro più vicino.

Adesso i positivi dovranno eseguire il tampone oro-faringeo, quello naso-bocca, e poi fare la quarantena, tracciare eventuali contatti e prendere tutte le misure di prevenzione.

Ma, se da un lato, ci sono le ansie, le paure, i pensieri non solo di aver preso il Covid, ma possibilmente di averlo trasmesso ai più cari, dall’altra parte c’è l’atmosfera all’ex Onp. Sembrava una vera e propria catena di montaggio in fabbrica. Eppure tra politici, stampa, e qualche risata degli studenti, l’atmosfera era molto rilassata. Tutto si svolge in maniera molto veloce, momenti di apprensione per il risultato ma per il resto è tutto molto tranquillo. Anzi, sembrava di respirare la stessa atmosfera dei primi giorni di zona rossa, quando certamente c’era apprensione, ma anche un’atmosfera talmente tanto surreale che sembrava di essere parte di un film da girare tutti insieme. Così come quello di stamattina. Il titolo? Viene solo “Tempi moderni”.

Così come Charlie Chaplin, nella vecchia pellicola di fine anni 30’, sperimentava i gesti ripetitivi, e la spersonalizzazione tipica della catena di montaggio, così quell’infermiere oggi continua instancabilmente a effettuare i test. Dall’altra parte non ci sono bulloni, così come nel film, ma persone, paure e ansie.


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